Su alcuni disegni di Pier Luigi Doro ispirati all’antico

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Che senso ha oggi, per gli artisti, il soggetto ispirato all’antico e alle opere del passato?

Nel secolo precedente è stato soprattutto nei periodi successivi a sconvolgimenti e a immani rotture che l’artista ha ripreso il filo della tradizione, vedendo in essa un punto di riferimento sicuro e confortante dopo gli eccessi delle sperimentazioni formali; malgrado ciò questi ‘ritorni’ hanno avuto esiti diversi, arrivando anche a dar vita a uno sciapo e disincarnato accademismo. Questi passi indietro si sono verificati negli anni Venti, o, per restare in tempi più vicini a noi, negli anni Ottanta con la Transvanguardia, che riprendeva però esperienze eterogenee, anche primitive e più lontane cronologicamente: una corrente che sorse dopo decenni dominati dalle linee del concettualismo, del minimalismo e dell’arte povera. Anche il contemporaneo Koons si è dato alla citazione: Gazing Ball, del 2013, esposta a Palazzo Vecchio l’anno scorso, riproduce il Fauno Barberini, famosa scultura ellenistica, in gesso bianco, sulla cui gamba sinistra è appoggiata una sfera di vetro blu. Tuttavia, uno dei più grandi artisti recenti che ha rivissuto l’antico con intensità e dandogli un’originale interpretazione è stato Igor Mitoraj (1944-2014): i suoi busti all’antica mutilati rappresentano frammenti di una bellezza che fu, ma che nonostante l’aspetto disarticolato, sa suscitare commozione e ammirazione.

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Jeff Koons, Gazing Ball -Adriadne, 2013

 

Oggi Pier Luigi Doro, giovane artista e studente di storia dell’arte a Firenze, si confronta anch’egli, come molti, e forse tutti gli artisti vissuti prima di lui, con la grandezza e la verità espressiva dell’arte del mondo antico: riprendendola o puntualmente, osservando i reperti antichi, o attingendo ad essa attraverso le sculture del periodo neoclassico. La punta della sua matita è costantemente guidata dalla dedizione, dall’amore per la bellezza, e dall’ammirazione per il nitore, la capacità tecnica e la vivezza che mostrano quei capolavori. Il nostro artista disegna spesso ritratti o busti su un fondo bianco, in modo da esaltarli e da porli in una dimensione senza tempo. Nei suoi lavori si ravvisa un accurato bilanciamento di ombre e di luce, una luce carezzevole, dolce, che esalta la forza e la sobrietà delle forme. Pier Luigi è un cultore delle tecniche tradizionali, ma ama anche sperimentare e mischiare più mezzi: utilizza inchiostri, la grafite e i pastelli.

 

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Quelli del giovane Pier Luigi non possono essere considerati semplici esercizi d’accademia, ma sono disegni ispirati, i quali rivelano una poetica che vede nella tradizione la premessa irrinunciabile da cui iniziare un percorso artistico, e il germoglio della creatività. Le citazioni canoviane, oltre a essere un omaggio al grande scultore originario della sua stessa terra, sono rivelatrici anche di un raffinato gusto per l’aspetto della sensualità e dell’eleganza, che vengono indagate dal Doro sempre con garbo e senza mai scivolare in eccessi (nello scandalo o nello stucchevole).

 

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Se da secoli l’artista ha ripreso e reinterpretato l’antico è perché sente che in quell’arte si era espresso il culmine della civiltà umana: l’epoca d’oro nella letteratura, nella filosofia e nelle arti; e che in quelle forme, in quella bellezza sobria, viva e sincera si è manifestato un equilibrio espressivo senza pari. Un equilibrio che oggi manca nel clima delle arti visive, dove impera al contrario l’abbietto e lo shock gratuito.

 

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In un’epoca come la nostra riprendere quei soggetti, disegnare quelle sculture frammentarie, quei visi idealizzati, dagli occhi senza pupille, è il gesto più controcorrente e rivoluzionario che ci sia. Pier Luigi Doro, con la delicatezza della sua mano, ridisegna un mondo nuovo attraverso un mondo tramontato, rivivendo un’arte che sapeva rispondere all’eterno bisogno umano di bellezza e di verità.

 

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