Visita al MAMbo

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

IMG_2351Il Museo di Arte Moderna di Bologna, ubicato in un edificio degli inizi del secolo scorso adibito a panificio comunale e poi ampliato negli anni Quaranta per ospitare un ente, è stato inaugurato nel 2007 ed ospita opere della seconda metà del Novecento, e, temporaneamente dal 2012, la collezione di Casa Morandi.

Sebbene il blog si focalizzi principalmente su artisti figurativi o legati alla tradizione, è d’obbligo fare un’incursione in questo luogo, in cui sono esposti esclusivamente lavori frutto delle ricerche più significative delle neoavanguardie del secondo dopoguerra – fondamentali per comprendere l’arte di oggi. L’allestimento è coerente col suo contenuto: diradato, moderno e dispiegato su pareti immacolate e asettiche, in poche parole minimalista.

La prima sala presenta lavori di forte stampo politico: Guttuso, con I funerali di Togliatti, Sughi e Sebastian Matta, opere caratterizzate da diversi linguaggi, ma comunque incentrate sulla storia e di denuncia. Viene messo subito in chiaro, dunque, la rilevanza del ruolo della cultura di sinistra nell’elaborazione artistica delle avanguardie a Bologna, e la sua predilezione anche per i temi sociali.

 

 

Alberto Sughi,  Eccidio di partigiani 1955; Roberto Sebastian Matta, Morire per amore 1967

 

 

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Nelle seguenti sale si dispiega un’antologia delle più importanti tendenze sorte dagli anni Sessanta in poi: l’Informale, l’arte cinetica, l’arte povera, il concettualismo, la video art (uno degli schermi in sala proietta le famose performance dell’Abramovic).

 

Dominano la rottura, la sperimentazione formale, l’inedito e l’eclissi della tradizione.

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Luigi Ontani, ErmafroDito mignolo 1996

 

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Mario Ceroli, Girasole 1975

 

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Gilberto Zorio, omaggio arbitrario a Brancusi 1987

 

Nella sezione dedicata all’Informale colpisce la lunga tela di Pinot Gallizio, opera che è un’esplosione di caotiche  forme e di colori, materica e tridimensionale giacché i corposi grumi di pittura la rendono quasi un basso rilievo.

 

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Pinot Gallizio, Il teorema di Pitagora 1960-61

 

In un solo piano, e in spazi allungati non eccessivamente enormi, le opere sono allestite con molta cura e in maniera pausata, e nonostante siano avulse l’una dall’altra, ogni pezzo occupa il proprio spazio in armonia con l’altro; la presentazione fisica non cade mai nella paratassi. Le ultime sale ospitano mostre temporanee di artisti stranieri, che vengono periodicamente aggiornate.

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Nick Van Woert, Untitled (Yellow) 2014

 

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Fausto Melotti, La casa rossa 1976

 

Il ‘clima’ cambia quando si accede alle sale dove sono conservate le opere di Casa Morandi. La donazione al comune di Bologna avvenne da parte della sorella del grande pittore, Maria Teresa, che si sommava a un gruppo di dipinti già presenti nel patrimonio della galleria. Particolarmente apprezzabili in questo percorso sono tre scelte: l’inserimento di un’opera di Tony Cragg (Eroded landscape del 1999), un cumulo assemblato di bicchieri, vasi e bottiglie che dialoga – a suo modo, benché possa risultare spiazzante – con i soggetti tipici dei dipinti di Morandi; l’esposizione, in una apposita sala, di alcune incisioni di cui sono presentate le corrispettivi matrici di rame; infine l’esposizione temporanea (fino al 26 giugno) di opere della collezione Mattioli dal Guggenheim di Venezia  di alcune curiose opere giovanili del pittore, che rivelano le suggestioni da lui subite da Cézanne, e dalle ricerche d’avanguardia come il cubismo e il futurismo.

 

 

 

Giorgio Morandi, Natura morta 1915 e Nudo femminile 1914

 

Il nostro paese è carente per quanto riguarda l’educazione all’arte contemporanea, e per lo spazio che le viene dedicato, ma il MAMbo di Bologna rappresenta un ottimo modello e un museo di notevole qualità; molte altre città, per fortuna, stanno cercando di rimediare a questa lacuna, come ad esempio il Museo del Novecento di Firenze.

Buona visita! La prima domenica di ogni mese l’entrata è gratuita!

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