Yannis Tsarouchis, pittore greco del Novecento

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

yannistsarouchis_007Nato nel 1910 a Pireo, nella regione dell’Attica, Yannis Tsarouchis  studiò  presso la Scuola di Belle Arti di Atene dal 1928 al 1933, sotto la guida, tra gli altri, di Fozio Kontoglou, il quale gli trasmise l’antica tradizione pittorica e iconografica dell’arte bizantina, assorbita dal giovane allievo grazie alla realizzazione di icone e di affreschi; Tsarouchis studiò inoltre architettura e si dedicò a disegnare costumi di scena e a progettare scenografie – lavorerà, ad esempio, per alcune opere alla Scala di Milano, con personalità famose come Maria Callas.

Il pittore allargò i suoi orizzonti e attinse alle esperienze dell’arte europea del suo tempo, visitando tra il ’35 e il ’36 diverse città e paesi: Istanbul, Parigi, dove conobbe l’impressionismo, e l’Italia, ove entrò in contatto con l’arte rinascimentale e ove venne colpito dalle pitture di Pompei. Da quel momento in poi si aprì al panorama internazionale. Ebbe modo di incontrare artisti celebri della modernità sperimentale ed ‘eversiva’, come Henri Matisse, Alberto Giacometti e Max Ernst, i quali lo influenzeranno nelle scelte stilistiche. Espose, a partire dagli anni Cinquanta, a Parigi, ad Atene, a New York, a Bologna; nel 1958 arrivò ad esporre presso la Biennale di Venezia. Nonostante fosse  un artista internazionale – lavorò principalmente a Parigi – fu sempre legato alla sua madre patria: infatti ritornò in Grecia nel 1936, e combatté nella guerra greco-italiana nel 1940. Nel ’67, quando in Grecia venne instaurata la dittatura, tornò in Francia, per poi far definitivamente ritorno in patria prima di morire nel 1989.

Tsarouchis possedeva come principale bagaglio l’antica tradizione greca, sebbene non fosse di certo insensibile alle ricerche della sua epoca, come possiamo osservare in alcune sue opere. Egli creò dunque un connubio tra l’astrattezza dei tratti stilistici dell’arte bizantina e quelle delle correnti avanguardiste del primo Novecento.

 

il-museo-archeologico-di-atene-1926

Il Museo Archeologico di Atene, 1926

 

san-giacomo-il-persiano-1931

San Giacomo il Persiano, 1931

 

Tuttavia i principali soggetti della sua produzione pittorica, che qui intendiamo sottolineare, sono i nudi maschili, spesso ragazzi e marinai – conosciuti durante il suo servizio in guerra e in altre circostanze -, rappresentati ora in contesti intimi, ora realistici, ora idealizzati e fusi in una dimensione fantasiosa e onirica.

 

spirito-in-lutto-1965

Spirito in lutto, 1965

 

Le sue opere disvelano l’amore che egli provava per la bellezza umana, soprattutto per l’armonia, l’energia e la potenza del corpo maschile (amore, non lo nascondiamo, legato anche a un’attrazione erotica): larghi e forti petti, poderose muscolature memori delle sculture classiche o ellenistiche, sguardi intensi o persi in profondi pensieri, membra abbandonate eppur solide e fiere; queste sono le beltà mostrate e decantate nei suoi dipinti.

 

yannistsarouchis_008

 

lestate-1972

L’Estate, 1972

 

silvano

Silvano

 

I moralismi di ieri e di oggi non comprendono uno degli aspetti principali dell’arte: la libertà nella rappresentazione del corpo e la verità del suo essere nudo: una nudità pura che si offre per innamorare, per emozionare e per elevarci; lo scandalo è nell’animo di chi legge in maniera distorta o riduttiva quelle sublimi immagini. Un’opera stessa di Tsarouchis scatenò lo scandalo, non solo per la nudità, ma per le allusioni che il soggetto poteva suggerire: Marinaio seduto e nudo disteso; tale dipinto, infatti, venne rimosso e sequestrato dalla polizia giacché ritenuto un insulto alle forze armate greche, durante una mostra che presentava altri lavori (con immagini ancora molto più forti dal punto di vista sessuale per la moralità di quel tempo!); si ricordi che tutto ciò accadeva sul finire degli anni Quaranta, quindi in una società che di certo rigettava e non tollerava scene venate di omoerotismo.

 

marinaio-seduto-e-nudo-disteso-1948

Marinaio seduto e nudo disteso, 1948

 

tumblr_mmx9xttxnn1qag9hro1_1280

Le guardie dimenticate, 1957

 

L’arte del Novecento non fu esclusivamente plasmata dalle istanze dei filoni della rottura e della ribellione, ma seppe anche rimanere ancorata alla tradizione, senza tuttavia rinunciare alla sperimentazione formale e alla carica di denuncia e di libertà immaginativa – riprendiamo ancora il concetto di libertà, distinguendolo però da anarchia. Anche oggi dovremmo rivalutare la figurazione e la comunicazione, senza il pregiudizio che questi elementi possano generare un’arte stucchevole, inerte e disimpegnata. Anche la bellezza e lo sviluppo naturale e vitale della tradizione sono in grado di stigmatizzare lo status quo del nostro panorama culturale, sociale e spirituale, ed hanno altresì il potere di farci riflettere su un mutamento urgente della situazione attuale, senza tuttavia annientare l’immagine e senza vomitarci addosso orrore e abiezione –  di queste idee ‘rivoluzionarie’ noi ne siamo fermamente convinti.

 

autoritratto-a-matita-del-1941

Autoritratto a matita del 1941

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...