Il Museo Sandro Pertini a Savona

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

img_6573Sandro Pertini, presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985, aveva disposto nel testamento che la sua collezione d’arte venisse donata alla città di Savona, capoluogo della provincia in cui egli era nato (per la precisione a Stella). Già un anno dopo la scomparsa di Pertini, sopraggiunta nel 1990, le opere furono allestite presso il Priamar – una immane fortezza di fronte al mare – dove tutt’ora si trovano; la collezione, comprendente un centinaio di pezzi, si è costituita grazie ad acquisti, omaggi ufficiali e doni degli stessi artisti, ed è ora esposta secondo un riallestimento operato nel 2013 all’interno di un unico piano condiviso assieme al museo di Renata Cuneo.

Il percorso espositivo si apre con due opere: un ritratto di Pertini eseguito da Il’ja Sergeevič Glazunov, un pittore di soggetti storici e temi sacri allievo del realista socialista Boris Ioganson, e il busto in bronzo di Carla Voltolina, moglie del presidente e anche lei attiva e compartecipe alle scelte che avevano generato la collezione.

Pertini, lungi da sofisticati snobismi, non era un mero accumulatore di opere – che gli avrebbero conferito un ulteriore aura di prestigio culturale: egli era sinceramente interessato al mondo dell’arte, giacché intratteneva rapporti di amicizia e di ammirazione con molti artisti, i quali, appunto, gli fecero dono delle loro creazioni con dediche alquanto sentite e di profonda stima e affetto.

 

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Mario Sironi, due figure

 

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Renato Guttuso, nudo disteso, 1969

 

Nella collezione possiamo osservare due aspetti: l’eterogeneità di gusto e di stile delle opere scelte e il significato ideologico non casuale di alcune opere che il presidente volle per sé. Per ciò che riguarda il primo aspetto dobbiamo constatare come Pertini apprezzasse sia artisti legati alla figurazione e ai soggetti tradizionali, sia autori più sperimentali e inclini all’astrazione: infatti accanto a una natura morta del 1957 donata da Morandi, o ai paesaggi di De Pisis o ai severi bronzi di Francesco Messina, vediamo anche Emilio Vedimg_6585ova – il cui Stregone era stato scelto da Pertini per il proprio studio, e gli era <<molto caro e di conforto>>-, nonché alcune opere del Gruppo degli Otto, come Giulio Turcato e Antonio Corpora – tali pittori astratti si riunirono nel ’52 e si sciolsero nel ’54, e avevano come principale sostenitore lo storico dell’arte Lionello Venturi. L’altro elemento caratteristico della collezione è invece ravvisabile nei temi di alcuni dipinti: non a caso, essendo Pertini anti-fascista ed esponente del partito socialista, scelse opere che raffiguravano semplici lavoratori, come La risaia, o Il manovale, oppure episodi drammatici riguardanti il periodo dell’invasione tedesca e della seconda guerra mondiale, come La morte del partigiano di Manzù. Si trattava, dunque, di opere legate alla realtà italiana raffiguranti persone umili o soggetti storici cari a Pertini, e che riflettevano la sua impostazione e le sue idee.

 

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Francesco Messina, Narciso, 1968

 

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Emilio Vedova, lo Stregone, 1948

 

 

Filiberto Sbardella, La risaia, 1969; Antonio Ruggero Giorgi, Il manovale, 1979

 

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Giacomo Manzù, La morte del partigiano, 1954

 

All’interno della collezione non sono presenti esclusivamente artisti italiani, ma ve ne troviamo anche di stranieri, i quali, essendo in rapporto con Pertini, gli dedicarono delle opere: ne è un esempio la litografia del celebre scultore inglese Henry Moore, Antonio Tapies, e alcuni quadri di José Ortega. Tali presenze testimoniano il respiro internazionale e l’apertura culturale del politico, un uomo dai gusti assolutamente non provinciali o conservatori e curioso dei differenti filoni che si erano affacciati nel panorama artistico del secondo dopoguerra.

 

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Antoni Tapies, nessuna data e nessun titolo (si noti la dedica dell’artista a Pertini, in basso a destra)

 

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Litografia di Henry Moore

 

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José Ortega, nudo, 1980

Nel museo, oltre agli artisti menzionati, si possono ammirare altresì opere di molti altri noti maestri come Remo Brindisi, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Agenore Fabbri, Luciano Minguzzi, Joan Miró, Giò Pomodoro, Ottone Rosai, Aligi Sassu, Domenico Cantatore e altri ancora.

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Filippo de Pisis, Paesaggio

 

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Domenico Cantatore, Paesaggio, 1978

 

Pertini collezionava anche pipe artigianali – tali pezzi sono stati esposti presso la mostra “storia di radica e fumo” tenutasi a Napoli nel 2015 -, e ciò può farci supporre che un altro aspetto apprezzato dal politico fosse l’impegno tecnico e la capacità manuale dimostrate dalle realizzazioni degli artisti, dunque un interesse per la dimensione artigianale e materiale dell’opera d’arte, oltre a quella legata ai contenuti.

 

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Orfeo Tamburi, Roma: Ponte Margherita, 1946

 

Dobbiamo osservare con rammarico che il museo non è molto valorizzato e, sicuramente, ciò è dovuto alle scarse risorse se l’apertura avviene esclusivamente il martedì mattina! La qualità delle opere è assai varia, ma rivelano comunque gli interessi e i gusti artistici di una grande personalità della nostra storia come Sandro Pertini, probabilmente uno dei presidenti della repubblica più amati di sempre; per concludere l’articolo ci permettiamo di citare un pezzo di un suo famoso discorso:

<<I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo>>. (dal discorso di fine anno, 31 dicembre 1978).

 

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