Renata Cuneo, scultrice savonese del Novecento

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Renata Cuneo (1cuneo_renata_particolare903-1995) fu un’artista savonese formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ove studiò sotto la guida di Domenico Trentacoste, scultore siciliano già presentatovi, e di Giuseppe Graziosi, i quali le dimostrarono sempre un sentito apprezzamento – le tributarono plausi anche notevoli artisti del XX secolo come Arturo Martini e Adolfo Wildt. Dopo aver completato la sua formazione presso l’Accademia si perfezionò nell’atelier di Felice Carena, sempre a Firenze; l’artista ligure, pertanto, si specializzò nella scultura e nella realizzazione di ceramiche.

La Cuneo espose presso importanti manifestazioni artistiche, come la Biennale di Venezia nel ’34, ’36, ’40, ’42, la Mostra d’Arte Italiana a Budapest nel 1936, e la Quadriennale di Roma nel ’35, ’39, ’43, ’48; inoltre alcune sue opere vennero presentate in due sue personali: a Torino nel ’42 e a Milano nel ’46.

 

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Autrice di monumenti cittadini e di opere sacre in diverse chiese del savonese, la Cuneo dimostrò nelle sue creazioni una maestria tecnica caratterizzata da eleganza e da una raffinata grazia, soprattutto nelle opere di minori dimensioni; il suo stile non scivolò mai nell’accademismo: infatti le sue creazioni son lungi dal risultare fredde o scontate, giacché l’artista sapeva infonder loro una dolce e silente vitalità. Malgrado Arturo Martini, nel suo saggio critico Scultura lingua morta del 1945, esprimesse un profondo rammarico nel constatare l’inadeguatezza e il declino generale di quella antica arte, molti scultori, tra cui la stessa Cuneo, continuarono a concepire opere di altissima ispirazione e bellezza. Certo, tali artisti legati alla figurazione – citiamo solamente Arturo Dazzi, Francesco Messina o Emilio Greco – rimasero un po’ in ombra rispetto a scultori che si erano invece scatenati, specialmente nel secondo dopoguerra, in realizzazioni più astratte, o minimaliste o di inedita concezione; furono questi, alla fine, i dominatori del panorama artistico, della critica più ‘contemporaneista’ e poi della vulgata (nei manuali, non a caso, vediamo riprodotte maggiormente opere appartenenti a quei filoni).

 

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Un grande critico e storico dell’arte, Carlo Ludovico Ragghianti, così scriveva nel catalogo della mostra antologica tenutasi a Firenze a Palazzo Strozzi, a proposito della scultrice savonese: <<In un panorama discontinuo, precario, occasionale, incerto come è quello della massima parte della produzione visiva contemporanea, l’unità d’arte e di coscienza rappresentata dall’opera d Renata Cuneo ha un significato che non ha bisogno di commento. L’artista sta nel suo tempo e tra noi come la suscitatrice di un valore della vita che si afferma sempre rinascente, inestinguibile oltre ogni evento di negazione o di male>>. 

Vi mostriamo qui le foto da me scattate il 27 dicembre 2016  presso il museo a lei dedicato, il quale divide i medesimi spazi col Museo Sandro Pertini a Savona. Le statue bronzee e le altre opere ivi esposte rivelano innegabilmente iconografie e forme desunte dall’arte fiorentina del passato, come la scultura rinascimentale, ma altresì da differenti linguaggi: possiamo osservare dei tratti barocchi nella bellissima Annunciazione – si noti il ravvicinato incontro di sguardi tra l’angelo e Maria, e come addirittura il messaggero divino le tocchi il ventre. Si ravvisano memorie del Giambologna o delle statuine etrusche del Museo Archeologico di Firenze nella Baccantina, nonché ispirazioni più moderne, come in alcuni busti e ritratti i cui volti ricordano le opere di Medardo Rosso; la lirica delicatezza dei profili e delle pose della statue più grandi hanno invece come riferimento le opere del suo maestro Domenico Trentacoste.

 

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San Sebastiano 1975

 

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Crocifissione 1969

 

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Ecce Homo 1950, modellino preparatorio per un’opera in bronzo

 

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Annunciazione

 

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Concerto 1960

 

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Concerto notturno 1970

 

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Il monello del porto 1944

 

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Silvia Paloschi 1978; Mariangela 1942

 

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Ballerina 1946

 

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Baccantina 1932

2 pensieri su “Renata Cuneo, scultrice savonese del Novecento

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