Giulia Huober, artista fiorentina contemporanea

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Giulia Huobpianteer, nata nel 1983 a Bagno a Ripoli e attualmente residente e attiva a Firenze, si è formata presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, diplomandosi con lode nel 2007 alla scuola di pittura del Professor Adriano Bimbi. Nel 2009 ha frequentato il Corso di perfezionamento per l’Arte Sacra alla Fondazione Stauròs di San Gabriele a Teramo e a Foligno; la conoscenza riguardante i soggetti e l’iconografia di tipo religioso si è ulteriormente sviluppata quando nel 2010 la Huober ha ottenuto il Master di II livello in “Architettura, Arti Sacre e Liturgia” presso l’Università Europea di Roma. La giovane pittrice ha vinto importanti premi, tra i quali nel 2006 “Un nuovo linguaggio per la chiesa ristrutturata di Scopoli”, per la chiesa di Scopoli di Foligno (Perugia), e nel 2009 il Premio Internazionale Volturno Morani “La dimensione del Sacro”. La Huober è stata recensita su cataloghi d’arte e riviste specializzate, e diverse sue opere si trovano in importanti edifici sacri ed in collezioni pubbliche e private. Hanno scritto in merito ai suoi lavori pittorici, tra gli altri, Giuseppe Cordoni, Mons. Carlo Chenis, Giuseppe Bacci, Fabrizio Borghini, Daniela Pronestì, Lucia Fiaschi, Aldo Frangioni, Mauro Pratesi e Marco Palamidessi.

 

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Pomeriggio, 2008

 

La peculiarità tecnica osservabile nelle sue opere colpisce e coinvolge, senza tuttavia soffocare e sovrastare i soggetti e i contenuti rappresentati. I dipinti della Huober son pervasi da un’atmosfera intima, nostalgica e sospesa, soprattutto nei paesaggi e negli interni; gli oggetti raffigurati, come le sedie e i mobili, suscitano un profondo senso evocativo intriso di malinconia. Nei temi sacri dominano il mistero, il simbolo e una grande intensità spirituale. Giulia è un’artista che dialoga col passato e con la tradizione, senza rinunciare tuttavia alla fantasia sperimentale, alla ricerca di nuove tecniche e alla libertà espressiva, che la spinge a usare una pennellata audace, non levigata e lontana da estetizzanti effetti.

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Bagnanti, 2007

Diamo ora la parola all’artista.

Quali tecniche prediligi per i tuoi lavori e quali sono, dal punto di vista stilistico e dei temi, i tuoi riferimenti principali, del passato e di oggi?

Il mio supporto preferito è senza dubbio la carta, che generalmente applico sulla tela o sul compensato, per me infatti è molto importante la preparazione della superficie perché già quella mi suggerisce come procedere nell’elaborazione finale dell’opera; per questo motivo sperimento diversi tipi di preparazione scegliendo carte che possono essere di colori diversi, o bianche, e di vari formati assemblandole su un’unica tela. Una volta applicata la carta, a volte, aggiungo una preparazione a gesso e del pigmento fino ad ottenere una superficie molto varia e frammentata. Sulla carta, negli anni, ho poi sperimentato l’utilizzo di diversi colori: quelli a olio, la tempera, gli acrilici a seconda dell’effetto che voglio ottenere, ultimamente anche pennarelli, spray e acquerelli, ma continuo a sperimentare. In certe opere invece escludo del tutto la carta e parto da una semplice preparazione a gesso, infatti il mio obbiettivo è quello di ripulire il quadro affinché dalla casualità dei colori e delle superfici appaiano luci e forme: insomma un po’ quello che faceva – in maniera, ovviamente, diversa – Michelangelo con i pezzi di marmo.

Da un punto di vista tecnico i miei riferimenti contemporanei sono Leonardo Cremonini, Mario Sironi (che utilizza molto la tempera su carta) e Nicola Samorì. Generalmente però prendo ispirazione da artisti che utilizzano tecniche molto lontane dalla mia come Felice Casorati e Balthus. Per quanto riguarda il passato, il mio grande amore è Pontormo, specialmente negli affreschi non finiti come quelli della Certosa del Galluzzo a Firenze, ma anche scultori come Donatello, Giovanni, Nicola Pisano e tutta la scultura medievale lignea. Per quanto riguarda i temi, ho spaziato molto negli anni: sicuramente l’arte sacra occupa una parte importante della mia produzione ma per trovare una sintesi generale i miei temi si rifanno alla presenza/assenza dell’uomo e come questa modifichi gli ambienti e le cose. Ultimamente sto lavorando sulla memoria e sull’infanzia, e in particolare quella delle mie figlie, che mi serve da sunto di riflessione per ripercorrere la mia infanzia. Anche da un punto di vista dei temi, dunque, guardo a Casorati, Balthus, Cremonini e altri ancora.

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Sedie nello studio, 2008

 

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Omelia II, 2012

 

Perché hai deciso di specializzarti nell’arte sacra e che significato ha per te questo tipo di arte?

Se potessi – e se il mercato me lo concedesse – probabilmente farei solo ed esclusivamente arte sacra. Ciò che maggiormente mi affascina dell’arte sacra è la necessità di comunicare quanto di più universalmente possibile esista: infatti non può esserci arte liturgica se non si è in grado di comunicare ai fedeli, e così il pittore è chiamato ad interpretare un messaggio universale che va oltre di lui, oltre le proprie istanze e la propria soggettività.

giulia-huober-angelo-con-crisma-tecnica-mista-su-tavola-170x120-2010Questo fatto, che può apparire un limite – e in effetti lo è –  è invece per me uno stimolo fortissimo. Attraverso certi temi universali, come la morte, la maternità e altri ancora, già codificati in storie e iconografie che hanno un fortissimo valore simbolico ed evocativo, è possibile proporre il proprio punto di vista; per dirla più terra terra: non trovo un modo migliore per parlare di me se non quello di farlo attraverso l’arte sacra. C’è anche un secondo motivo: io penso che l’arte debba essere il più fruibile possibile, vorrei che fosse pubblica e che le persone la possano incontrare nella propria quotidianità, un po’ come avviene con i murales; l’arte sacra è per sua natura pubblica, nasce già per un luogo specifico, anzi, il più delle volte è chiamata a dialogare con il luogo in cui sarà collocata, e questo è per me un ulteriore stimolo.

 

 

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Studio per crocifissione, 2010

 

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Lessico familiare, 2015

 

Cosa significa oggi per un artista formarsi presso un’accademia? E per te che significato ha avuto studiare presso un’istituzione così importante e antica come l’Accademia di Belle Arti di Firenze?

Io ritengo che una solida formazione per l’artista sia fondamentale: maggiori conoscenze ha sugli strumenti e sui linguaggi che utilizza e più velocemente saprà in che modo utilizzarli. Penso inoltre di aver ricevuto la migliore formazione che potessi mai ricevere, quindi faccio fatica ad immaginare qualcosa di alternativo. Ho avuto una formazione che si inserisce sulle orme della tradizione, basata sulla trasmissione delle conoscenze tecniche e stilistiche e che guarda al passato come una risorsa. Penso che sia importante nella formazione di un pittore avere un maestro o una scuola di riferimento, come ho avuto io, con il Professor Bimbi, che ti trasmetta tutta una serie di conoscenze: tecniche, teoriche e poetiche. Purtroppo oggi non molte accademie – e pochissime scuole di pittura – svolgono questo compito. Vedo ad esempio che all’Accademia di Firenze tante conoscenze tecniche si stanno perdendo in nome di una presunta contemporaneità, mentre io non credo che linguaggi contemporanei debbano per forza sostituire o annullare i linguaggi della tradizione.

 

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Specialmente a Firenze ci ritroviamo a confrontarci con un passato decisamente ingombrante e non credo sia possibile decidere di ignorarlo. Se penso appunto alla scuola del mio maestro, posso dire che sia decisamente fiorentina, nel senso che pone alla base di tutto il disegno. Per questo, per me, formarmi all’Accademia di Firenze – ma farei meglio a dire alla scuola del Bimbi – ha significato in primo luogo una cosa: imparare a disegnare. Per quattro anni ho sostanzialmente disegnato, poco altro, da questo penso che derivi anche il mio amore per la carta. E per un artista in generale, o nel mio caso specifico, per un pittore, saper disegnare è davvero una fortuna incredibile.

 

 

 

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Gerusalemme celeste, 2007

 

Mostre collettive:  “600 anni a San Domenico a Fiesole”, a cura di Adriano Bimbi, convento di San Domenico a Fiesole e Chiostro del convento di San Marco, Firenze 2006; “Da qui a là…laggiù! il Mugello”, Fondazione Ca’ la Ghironda, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Zola Predosa (Bologna) 2008; “Beata Angela da Foligno”, catalogo a cura di Giuseppe Bacci e Carlo Chenis, Museo d’Arte Contemporanea del Divenire di Scopoli di Foligno 2009; “Metafisica russa/ oggettività italiana: l’inizio di un nuovo secolo”, Accademia Russa di Belle Arti Pretscistenka, Mosca 2011; “L’opera incompiuta”, Sala Espositiva dell’Accademia delle Arti del Disegno, Firenze 2014.

Mostre personali: “Le cose”, Galleria Civico 69, Firenze 2010; “Il dio delle piccole cose”, atelier Michele Chiocciolini, Firenze 2012;  personale a cura della galleria Cerri Arte nelle cantine storiche di Montepulciano; “Le vie di Michelangelo”, a cura di Marco Palamidessi, Palazzo Medici Riccardi, Firenze 2014.

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