Il Museo Pietro Canonica a Roma

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

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Immersa nel verde di Villa Borghese si trova una palazzina nota come Fortezzuola – innalzata nel Seicento e largamente rimaneggiata successivamente -, donata dal comune di Roma nel 1926 a un grande scultore di quel tempo: Pietro Canonica (1869-1959); oggi quell’antico edificio, che fu studio e dimora dell’artista fino alla sua dipartita, è divenuto un museo monografico a lui dedicato. La raccolta è costituita da alcune opere originali, ma principalmente da repliche, gessi e bozzetti per monumenti e statue; inoltre delle teche conservano documenti originali – tra cui la nomina a senatore a vita di Canonica del 1950, firmata da Luigi Einaudi -, e foto d’epoca ritraenti lo scultore e alcuni suoi monumenti ubicati all’estero.

Canonica fu uno scultore piemontese tra i più celebri e stimati della sua epoca, assieme a Trentacoste e a Bistolfi, nonché compositore e musicista. Si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Torino, ove fu allievo di Odoardo Tabacchi, da cui ereditò un’impostazione artistica di matrice verista.

 

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Il pudore 1920

 

Qualche sala del museo risulta leggermente affollata di opere, un aspetto che ci svela però, osservando pezzi diversi uno accanto all’altro, la varietà dei soggetti e la poliedricità di registri e stile dell’artista, nonché la sua capacità di adattare il suo linguaggio a seconda delle commissioni, pur rimanendo sempre fedele alla verità espressiva, e a una forma che apparisse allo stesso tempo ideale e viva. Pietro Cononica realizzò molti monumenti equestri e storici per sovrani e capi di stato stranieri e lavorò spesso per la nobiltà orientale e russa: creazioni che a tratti possono risultare assai retoriche, nonostante la loro potente solennità. Le vette più alte della sua arte sono rappresentate, a nostro avviso, dalle eleganti e toccanti opere come i busti e i monumenti funebri – su cui ci concentreremo maggiormente -, ove si intrecciano verismo e sentimento.

 

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La Raffica – Monumento funerario per la Signora Giulia Schenabl Rossi  1924

 

Da magistrale interprete della linea verista, Canonica diede vita a un commovente affondo nel dolore, incarnato dal Cristo collocato, insieme alla Vergine, al centro  del monumento funerario Marseglia, il cui originale si trova a Sanremo. L’immagine è di un impressionante realismo, quasi in contrasto coi gruppi di leggiadri angeli ai lati del sarcofago: nel primo gruppo, a destra, le teste delle figure angeliche sono dolcemente reclinate in atto di adorazione del corpo spirato; a sinistra un angelo espone l’ostia – il simbolo eucaristico che corrisponde appunto alla carne offerta del nazareno -, a cui viene tributato onore da parte di due angeli. Accanto al Cristo straziato, come si è detto, si erge impassibile Maria, non abbandonata a estremi gesti di lutto, giacché il suo dolore è silenzioso e celato nel cuore, e confortato da una certezza: ella contempla il figlio con occhi consapevoli, poiché ella conosce il suo destino già dall’infanzia, e per tale motivo in lei alberga tutta la sapienza del disegno di Dio e della gloria che spetterà a suo Figlio.

 

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Cappella funeraria della famiglia Marseglia calco dell’opera in marmo al cimitero della Foce Sanremo  1904, 1907

 

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Un altro capolavoro conservato nel museo è sicuramente L’abisso del 1909: un uomo e una donna, uno accanto all’altro, sono raffigurati abbracciati, quasi fusi tant’è che i panneggi delle loro vesti si confondono tra loro, e i lunghi capelli della donna invadono le spalle del compagno. Uniti, i due personaggi, affrontano un inesorabile e oscuro destino, incombente di fronte a loro: una tensione che possiamo solo immaginare ed evocare osservando i loro occhi sbarrati, eppur fermi e coraggiosi nell’andare incontro al baratro, giacché consolati dal loro reciproco e leale abbraccio. Le pieghe delle vesti dei personaggi hanno un ché di antico, quasi di fidiaco, e infatti Canonica aveva visitato Londra nei primi del Novecento – ove vi aveva esposto alla Royal Academy nel 1903-, dunque egli potrebbe aver visto le sculture del Partenone, ivi portate da Thomas Bruce, conte di Elgin, circa un secolo prima.

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L’abisso 1909

 

La formazione accademica e culturale dell’artista piemontese sono evidenti: egli rielaborò e fuse armonicamente citazioni antiche, modelli rinascimentali – come si vede nei busti di infanti ispirati a quelli di Desiderio da Settignano – ed echi seicenteschi, ravvisabili ad esempio nella drammaticità del Cristo morto. L’arte del Canonica, senza dubbio, era sostanzialmente radicata nella cultura ottocentesca, ancor più rispetto a quella dei suoi contemporanei; il suo linguaggio, infatti, così ricco e raffinato, si staccava lievemente da quello di altri scultori realisti o accademici coevi, più inclini invece a uno stile essenziale e incisivo.

 

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Madonna col bambino 1918

 

Al pian terreno sono visitabili alcuni ambienti, tra cui lo studio dell’artista, lasciato come si trovava quando l’artista morì: vi sono librerie, dei bozzetti, dei quadri alle pareti, e in mezzo  il tavolinetto con gli strumenti da lavoro di Canonica, e vicino vi è il cavalletto da scultore con base rotabile sul quale è collocato il bozzetto in gesso della stele del Monumento a Giovanni Paisiello.

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Al primo piano  vi sono invece gli appartamenti dove Canonica visse: nell’ampio salone vi sono ancora degli strumenti musicali, tra cui un pianoforte, dove lo scultore coltivava la musica – l’altra sua passione – e dove scriveva e componeva opere liriche. Va segnalato che nei sotterranei sono esposti invece le statue e i resti antichi un tempo collocati a Villa Borghese. L’ingresso a questo museo è gratuito dal 2014: in effetti, essendo poco frequentato e conosciuto, si è deciso di renderne l’accesso libero, e, paradossalmente, oggi gli incassi provenienti dalle molte offerte volontarie che si raccolgono all’ingresso sono superiori a quelli che si registravano quando esisteva ancora il biglietto; la gratuità, dunque, è stata una mossa alquanto strategica e geniale. Da un punto di vista museografico tale luogo è da considerarsi uno dei pochi significativi esempi di casa d’artista nel contesto italiano.

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La carriera di Canonica fu segnata da notevoli successi, dal momento che fu noto a livello internazionale e ricevette diversi riconoscimenti a livello accademico e politico: nel 1910 ottenne la cattedra di scultura alla Accademia di Venezia, e in seguito a quella di Roma; divenne Accademico d’Italia nel 1929 e di S. Luca nel 1930; e fu nominato, come avevamo detto, Senatore a vita. L’amore per l’arte assorbì completamente lo scultore, tanto che non si sposò mai e non ebbe figli; probabilmente la creazione della bellezza era divenuto il suo impegno e la via per comprendere e amare il mondo, e per avere un posto in esso, malgrado gli orrori e le tragedie in cui quello stesso mondo stava sprofondando. Anche nei momenti difficili, come i due conflitti mondiali vissuti, Canonica non smise mai di scolpire, di continuare la sua ricerca, di lasciarsi ispirare, di innamorarsi di volti umani e di penetrare la realtà e la storia, per tradurla nel gesso e poi nel marmo, come a volere eternare la fragile ed effimera preziosità della vita e dei suoi splendori.

 

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Lyda Borelli 1920

 

Le foto sono state scattate da chi scrive il 1 febbraio 2017 a Roma.

4 pensieri su “Il Museo Pietro Canonica a Roma

  1. ho visto il museo lo scorso mese , e devo dire che è un angolo di arte pura , al massimo livello, la quieta e la calma che infonde questo museo è straordinaria , un museo da non perdere per gli amanti dell’arte

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    1. Hai ragione Donato. In più è gratuito (se è ancora così), è richiesta solo una libera offerta. Canonica, un po’ come Trentacoste, ha conosciuto l’oblio. Ci sono sue opere e monumenti sparsi in diversi posti d’Italia, per esempio a Ventimiglia c’è il Monumento ai Caduti, simile nella forma a quello che c’è ad Aosta. Buona giornata! 🙂

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