Ramiro Arrue, un artista basco del Novecento

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

A Cap d’Ail, graziosa località della Costa Azzurra, si trova Villa Les Camélias, un elegante edificio della Belle Epoque in cui sono conservati diversi dipinti, disegni, smalti e altre opere del pittore basco Ramiro Arrue, risalenti alla prima metà del secolo scorso.

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ritratto di arrue

Arrue, nato nel 1892 a Bilbao, si recò giovanissimo a Parigi per studiare pittura, e lì, nel 1917, vi aprì un suo studio; le sue opere riscossero giudizi positivi nella capitale francese, tanto che nel 1925 vinse una medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Arte Decorative. Nel 1928 compì un viaggio nell’America del sud, dove espose presso alcune mostre in Argentina e in Uruguay. Il successo dell’artista basco continuò, e nel 1965 ottenne il primo premio all’esposizione nella città di San Sebastian. Morì, solo e in povertà, nel 1971 a Saint-Jean-de-Luz  (sud-ovest della Francia) a causa di un cancro ai polmoni.

 

 

 

Paesaggio d'autunno

Paesaggio d’autunno

 

Arrue si consacrò prevalentemente alla pittura ed eseguì inoltre le illustrazioni per alcuni romanzi, ma non solo: negli anni ’30, insieme al fratello Ricardo, studiò la tecnica dello smalto, in cui spiccò particolarmente, come mostrano le sue raffinate e geniali creazioni conservate nel museo di Cap d’Ail. Dal punto di vista stilistico vediamo varie influenze: il linearismo e i colori denunciano una dipendenza da Gauguin – infatti Arrue apprese tale tecnica da un allievo dello stesso celebre artista; vediamo anche citazioni iconografiche dell’arte rinascimentale, nonché stilizzazioni e moduli modernisti, come rivela lo smalto raffigurante Eva. L’artista basco, in sostanza, era legato alla figurazione e a visioni ‘tradizionaliste’, ma essendosi formato a Parigi, i suoi lavori mostrano echi e forti suggestioni – soprattutto per il sintetismo e la potenza cromatica – delle ricerche d’avanguardia, dei fauves, degli espressionisti e dei nabis.

 

smalto di Arrue

Donna con brocca

 

eva

Eva

 

Le opere di Arrue svelano arrue 2il suo profondo amore e attaccamento nei confronti dei paesi baschi, come osserviamo nei paesaggi, nei ritratti di donne in costume tradizionale, e nei temi delle feste popolari e dei giocatori di pelota. Il pittore confessava così l’affetto per quella antica terra: «la sua natura, la sua vita, le sue usanze, la sua musica, i suoi canti. Il carattere degli uomini e la grazia rustica delle ragazze nella loro semplicità nobile e primitiva, i loro atteggiamenti e la loro personalità, la forza tranquilla dei marinai e dei giocatori di pelota, la flessibilità dei danzatori e l’arcaismo dei lavoratori della terra».

 

giganti

La danza dei giganti (Bassa Navarra)

 

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Il fabbricatore di sandali

 

Un’opera emblematica è I marinai, un quadro che venne commissionato per essere esposto in un ristorante: gli uomini a sinistra rappresentano le 4 provincie basche situate in Spagna – Biscaglia, Alava, Guipùzcoa e Navarra – mentre quelli a destra incarnano le provincie in territorio francese – Labourd, Bassa Navarra e il Soule; la bitta intorno alla quale sono legati i cavi di ormeggio, dipinta in primo piano e che fa da spartiacque alle due parti della scena, simboleggia la frontiera franco-spagnola che divide le comunità basche. Si ravvisa nel dipinto un’atmosfera di mestizia e di fatalismo, forse per la divisione fisica e politica dei baschi sottesa all’iconografia, ma i volti impassibili o assorti dei marinai sono fieri e determinati; malgrado essi siano divisi da quella bitta, essi partecipano allo stesso destino e mostrano il medesimo orgoglio.

i marinai

I marinai

 

Suzanne Blanchet

Suzanne Blanché (moglie del pittore)

 

Attraverso i soggetti della sua pittura Arrue intendeva celebrare e rafforzare l’identità basca, fiera delle sue peculiarità e del suo patrimonio culturale: l’arte, infatti, ha tra le sue missioni quella di custodire la memoria, il passato e lo spirito più intimo non solo di una personalità, ma anche di un popolo intero. I Paesi Baschi, come sappiamo, giungeranno a una presa di coscienza e a un piano di autodeterminazione estremista sfociato nell’E.T.A., un’organizzazione che compierà attentati terroristici negli anni Sessanta e Settanta. L’arte deve essere un’arma non violenta, uno scudo contro l’ingiustizia, che tuttavia non deve farsi soggiogare dal sangue e dall’orrore; questo doveva essere anche il pensiero di Ramiro Arrue, ispirato e rapito dalla bellezza delle montagne, delle stradine, delle feste tradizionali, degli occhi e dei volti delle donne del suo popolo, raffigurati nei suoi dipinti per renderci partecipi di quell’amore.

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