Gli acquerelli di Riccardo Stasi

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Nato a Palermo nel 1980, Riccardo Stasi coltiva sin dall’infanzia la passione per il disegno e per la pittura. Nel 1999 consegue la maturità scientifica presso il Liceo Statale “A. Einstein” e si iscrive nello stesso anno alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Gli impegni universitari non gli impediscono di continuare a dedicarsi al disegno ed in particolare al fumetto: infatti nel 2000 si iscrive alla Scuola Siciliana del Fumetto; tra il 2002 e il 2004 frequenta diversi corsi di acquerello e disegno tenuti presso la Galleria L’Altro ArteContemporanea. Dal 2004 al 2010 frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo dove ha la possibilità di frequentare, oltre al regolare corso di pittura e di disegno tenuto dal Professor Manlio Sacco, anche il corso di incisione del Professor Vito Galfano e le lezioni di pittura ed anatomia del Professor Antonino Giafaglione.

 

6

Senza IV

 

Per molti anni Stasi ha praticato il disegno a matita, a carboncino, a inchiostro e a penna su carta, ma sarà la sua più grande passione a dominare la sua ricerca, ovvero l’acquerello e le sue varie declinazioni (inchiostro di china, tempera acquarellata, guazzo ecc.). L’amore per questa tecnica nacque quando l’artista vide gli acquerelli veneziani di William Turner in un libro edito dalla “Bibliothèque de l’image”; il giovane siciliano guardò altresì alla pittura giapponese e a tutti i grandi pittori dell’Otto e Novecento, come Cézanne, Manet, Morandi, i quali avevano impiegato questa tecnica in quanto tale, e non esclusivamente per studi preparatori delle opere ad olio. Per quanto concerne i soggetti, inizialmente Stasi ha attraversato una fase più “esistenziale” in cui ha indagato il proprio stato d’animo; dopodiché si è concentrato sul tema del viaggio e del paesaggio, soprattutto notturno.

 

3

Senza III

 

La genesi del percorso di Riccardo ci viene rivelata da lui stesso:  «Da quel che ricordo ho sempre disegnato, ma ho acquisito una maggiore consapevolezza nell’adolescenza: a 13 anni ho realizzato un disegno di una villa romana, si trattava della copia di un disegno della Villa di Tiberio a Capri. Da allora non ho più smesso di disegnare e dipingere. A 16 anni, in una mattina d’autunno, mi capitò per le mani una monografia di Caravaggio. Non avevo mai visto niente del genere, non pensavo che con la pittura ad olio si potesse fare quello che quest’uomo aveva dipinto 400 anni fa! Decisi allora che avrei visto dal vivo i quadri di questo grande artista. Nell’estate del 1997 presi un treno e passai una settimana a Roma, dove andai a vedere il ciclo di S. Matteo a S. Luigi dei Francesi e le pale di S. Maria del Popolo. Vidi anche la Cappella Sistina e le stanze di Raffaello».

Da queste parole comprendiamo l’importanza per il giovane siciliano del riferimento al passato e alla grande tradizione pittorica. Tale continuità, questo confronto-dialogo con i maestri delle epoche precedenti, è un aspetto che alimenta nell’artista odierno la fantasia, la conoscenza, la profondità e l’impegno. Gli esponenti dell’avanguardia di ieri e di oggi, anche nel negare la tradizione, non sono potuti sfuggire dal confronto con essa, e non sono stati in grado – e tuttora non lo sono – di annientare quegli elementi fondamentali, sia riguardanti i temi che le forme, che l’arte passata aveva indagato e rielaborato sempre con nuove e coerenti soluzioni. Gli avanguardisti, invero, si sono ridotti a stravolgere le forme e i temi della tradizione, o a banalizzarli o a prosciugarli, senza riuscire a dire qualcosa di veramente nuovo o di fruttuoso!

 

740046_10202601662420319_1757200302_o

 Firenze. Uno studio

 

Gli ultimi lavori di Stasi, in generale, non sono opere a se stanti, bensì rientrano in un unico percorso iniziato in un certo momento e che continua ancora oggi. Così ci spiega l’artista: «Tra tutti i miei disegni e acquerelli esiste un filo rosso che li unisce in un’unica narrazione in continua evoluzione. Posso dire che nel 2012 ho iniziato quasi per caso a comporre una sorta di “Diario minimo”. Tutto è iniziato quando un mio amico mi ha chiesto di realizzare dei piccoli storyboard per una prossima sceneggiatura. Realizzai una decina di schizzi acquarellati su carta di formato A6 (10×15 cm). Il risultato mi piacque e così proseguii su piccoli formati. Da allora ho realizzato circa 200 acquerelli di formato 13 x 13 cm».

26778_1394516260492_3298641_n

Studio di figura

 

Questi disegni costituiscono, allo stesso tempo, opere autonome (il Diario minimo), studi per altre opere di formato più grande nonché esperimenti di disegno colore e composizione. Nel tempo anche i toni dei disegni hanno subito una variazione: dapprima il grigio-bruno o il grigio rossastro; nell’ultimo anno, dopo che Stasi ha studiato Whistler e Turner, si sono aggiunti nelle sue creazioni altri colori quali il giallo, l’azzurro o il grigio di Payne.

 

ALba6

Ed era l’azzurro mattino. Parte VI 

 

Stasi, oltre a a questi disegni, tiene un carnet di viaggio che utilizza come base per i successivi acquerelli: «Per quanto riguarda le tematiche, dapprima, mi sono concentrato sugli stati d’animo. Ad un certo punto ho cominciato a viaggiare: lì ho capito che mi sarebbe piaciuto riportare su carta le sensazioni che raccoglievo durante le mie peregrinazioni. La pittura è diventata l’urgenza di abbozzare in punta di pennello quel “quasi niente” che si trova alla soglia dell’esperienza immediata, inafferrabile. Come fermare la fugace bellezza della neve che lentamente ricopre un chiostro barocco? O la nebbia che avvolge un fiume al calar della sera? O ancora il flusso delle nuvole che vela una montagna in lontananza?»

 

Nebbia10

Nebbia VII

 

L’essenzialità del linguaggio di Stasi immortala momenti struggenti, corpi vivi eppur languenti come in un sortilegio, e paesaggi che hanno parvenza del sogno; in altre parole egli coglie il mistero della bellezza, plasmata da momenti e realtà transeunti. In alcuni acquerelli vediamo una dialettica tra tenebre e luce, tra il nulla e la presenza umana o della natura, memore del Caravaggio che tanto aveva innamorato l’artista nell’adolescenza. L’immagine non si eclissa, non viene divorata dal buio o dal nulla: essa esiste e sopravvive, entra in scena con le sue domande e le sue certezze, nonostante essa sia offuscata o resa con pochi dettagli. E’ un equilibrio tra l’esistenza e il vuoto. L’arte, in questo caso, svela la complementarietà tra gli opposti, e la forza della vita sull’abisso della morte: una morte che non è rifiutata, ma accettata con consapevolezza. L’arte è il conforto e il coraggio dell’uomo che conosce le proprie miserie, ma che non smette di cercare la sua luce. Stasi, attraverso l’arte, desidera salvare la figura umana e la realtà dall’oscuro oceano dell’oblio. 

 1492184_10202838578223066_1434695207_o

Senza VI

 

Negli acquerelli qui presentati viene mostrato, quindi, l’enigma della bellezza umana e della natura, del tempo e della storia: uno splendore in cui è però insita, e visualizzata già, la condizione di transitorietà e di fragilità, giacché le tenebre della fine incombono sempre minacciose. Stasi svela il fardello che pesa sull’uomo, ovvero la sua consapevolezza di esser transitorio e inerme rispetto al trascorrere del mondo, di essere un’ombra imprecisa nella traiettoria del destino. Ma quel fardello è temperato dalla delicatezza dell’acquarello, da quei colori e da quelle linee che sembran quasi una consolazione o una dolce elegia: un balsamo per le ferite del cuore umano.

 

Senza2

 Il fardello/Il Titano

 

 

MOSTRE

2000,  Palazzo delle Aquile, Palermo, Collettiva della Scuola Siciliana del Fumetto;

2003, Fumetteria Altroquando, Palermo, Mostra personale “Sguardi e visioni”;

2005, Scuola Media Statale “M. Buonarroti”, Palermo, Mostra collettiva “Intour”;

2005, Scuola Siciliana del Fumetto, Palermo, Mostra collettiva “Pinockio”;

2009, CCP Agricantus, Palermo, Mostra personale “Melancholia”;

2011 , Forum Factory, Berlino, Mostra collettiva “Interazioni”.

2013, Sameheads, Berlino, Esposizione disegni e acquerelli nella performance teatrale “100 Calls” di Marika Pugliatti.

2013, Nuovo Teatro “Montevergini”, Palermo, esposizione disegni e  acquerelli realizzato per lo spettacolo “Radio Belice non trasmette” di Giacomo Guarneri.

2017, Mojito, Torino, mostra personale “Notturno”.

 

ALTRO

2004, collabora, svolgendo l’attività di ritrattista con la Galleria “L’Altro Artecontemporanea” alla manifestazione Kals’Art.

2010, partecipa e realizza i disegni del documentario “L’arte del mostrare” di Dario Guarneri e Davide Gambino. Documentario premiato al Festival “Ares” per la migliore interpretazione della contemporaneità.

2013, premiato alla manifestazione “Carnet di viaggio. Palermo multietnica” nell’ambito della “Settimana delle culture”.

Dal 2014 collabora con la casa editrice il Palindromo in qualità di illustratore (sua la copertine de “I giorni della vampa” di Gioacchino Lonobile)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...