Luigi Serralunga, pittore della bellezza femminile

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Presso la Palazzina di caccia di Stupinigi a Nichelino, capolavoro architettonico di Juvarra a sud-ovest di Torino, sarà possibile visitare fino al 18 febbraio 2018 una mostra dedicata al pittore Luigi Serralunga, nato nel 1880 nella città della Mole e morto nel 1940, e quasi sconosciuto al grande pubblico. Vi sono esposti in prevalenza ritratti e nudi femminili e, al termine del percorso, nature morte e scene di caccia: temi che presentano un nesso con il luogo ove è ospitata l’esposizione.

 

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La collana rossa, 1934

 

Nel 1896 il giovane Serralunga si iscrisse alla Reale Accademia Albertina di Belle Arti, e terminati gli studi preparatori, nel 1900, si iscrisse con profitto al corso superiore di pittura, vincendo la medaglia di rame nel corso di disegno di figura. Suoi maestri furono Pier Celestino Gilardi e Odoardo Tabacchi, ma fu soprattutto Giacomo Grosso ad esercitare un influsso significativo sulla formazione di Serralunga. Il confronto con l’arte di Grosso si palesa nella Nudina, concepita da Serralunga traendo ispirazione dalla Nuda con cui il maestro aveva partecipato alla Biennale di Venezia del 1912.

 

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Nudina, 1912-15

 

Il successo dell’artista fu notevole: nel 1904 iniziò ad esporre presso la Società Promotrice di Belle Arti di Torino, prendendo parte all’annuale rassegna espositiva per i soci ininterrottamente fino al 1939, l’anno prima della sua scomparsa. Egli ricevette molte commissioni da parte della borghesia della città, per cui eseguì splendidi ritratti mettendo particolarmente in evidenza la sofisticata eleganza delle signore.

 

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Ritratto di donna, prima metà degli anni Trenta del XX secolo

 

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Ritratto in bianco, 1906

 

Il pittore torinese indagava con peculiare raffinatezza la bellezza femminile da diversi punti di vista, rappresentando la donna in tutte le sue sfaccettature: ora cogliendola nella sua realtà e nei suoi aspetti più frivoli, ora omaggiando tutta la sua rifulgente avvenenza, ora mostrandone l’intimità o il suo rovello interiore, senza celare la sua fragilità e il privato dolore.

 

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Dopo…, 1920 circa

La donna non era concepita da Serralunga in maniera stereotipata o passiva, ma anzi la raffigurava in tutta la sua dignità e libertà: la donna pare divenire in queste opere simbolo di un’epoca, sogno di una società bramosa di piaceri, di svago e di audacia, in un’epoca segnata da una terribile guerra e dall’ascesa delle dittature. L’artista ritraeva la donna nella sua dimensione mondana e spensierata, forse volendo riscattarla, dal momento che nella realtà storica non aveva ancora raggiunto la piena emancipazione ed era costretta in rigidi ruoli.

 

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Donna con piumino, 1918

 

Serralunga si avvaleva, come molti altri pittori coevi, del mezzo della fotografia delle modelle per la composizione dei suoi quadri: questi scatti, di grande ricercatezza, sono presentati nel percorso espositivo, giacché costituiscono esse stesse delle opere a sé. Inoltre, per realizzare i nudi, l’artista utilizzava cartoline dell’epoca, come faceva altresì nel tardo Ottocento Édouard Manet.

 

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Studio per Festa notturna, 1933-1934

 

Il linguaggio stilistico dell’artista torinese aveva come riferimento basilare, si era detto, Grosso ma altresì la pittura di Daniele Ranzoni, esponente del filone ottocentesco della Scapigliatura, che influì decisamente sulle pennellate sciolte e sfrangiate del ductus pittorico di Serralunga; da tali premesse il suo stile si sviluppò verso un linguaggio tardo-simbolista, e venne a trovarsi in sintonia con la temperie del Liberty: non a caso la mostra di Stupinigi si intitola Tra Simbolismo e Liberty – etichette storico-artistiche in parte calzanti, ma non totalmente sufficienti per inquadrare l’arte di Serralunga.

 

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Al ruscello, 1918-1920

 

Forse alcuni potrebbero ritenere che da tali opere emerga una pittura disimpegnata, eccessivamente idealizzata e quasi rasente la stucchevolezza. Serralunga, secondo noi, è tuttavia da apprezzare per aver voluto incarnare un’epoca che probabilmente cercò la raffinatezza e il piacere fine a se stesso – di quel tempo era il pensiero edonistico-estetizzante di D’Annunzio – pur di fuggire alle contemporanee tensioni storiche: turbolenze che trascinarono l’Europa e il mondo in due guerre e in crimini abominevoli. La ricerca della bellezza, o meglio il tentativo, come perseguito da tanti artisti del suo tempo già presentati, di perpetuarla e di eternarla grazie al pennello era il fine di Serralunga; quella bellezza che sulla terra, al di fuori della cornice del quadro, era ed è sottoposta a un destino di rapida decadenza e di morte. Rendere senza fine lo splendore della vita e dei suoi piaceri, della venustà, della natura: ecco, forse, il più nobile compito dell’arte.

 

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Nudo allo specchio (particolare), pastello, 1930

 

 

Le foto sono state scattate da chi scrive il 31 ottobre 2017 a Nichelino (TO)

2 pensieri su “Luigi Serralunga, pittore della bellezza femminile

  1. Caro Signore Policarpo,

    durante un soggiorno di vacanza alla costa ligure in ottobre ho visitato fra l’altro la cattedrale di Ventimiglia e anche la piccola chiesa di San Mauro a Mortola Inferiore, che era aperta per la santa messa del sabato, ed ero stupito dagli affreschi di inaspettata bellezza. Ho letto il nome dell’artista M. Albertella nell’ immagine del soffitto, ho cominciato la ricerca internet e così, infine, sono inciampato nel Suo sito.

    Grazie per le profonde informazioni storiche, estetiche e anche teologiche (io sono teologo di mestiere) e in somma per la stima di quest’arte oggi considerata epigonale o peggio dalla “political correctness”.

    Ho poi letto alcuni dei suoi pensieri coraggiosi sull’arte moderna. Infatti è una tragedia che ogni critica del “bruttismo” e del suo atteggiamento morale di “smascherare l’ipocrisia borghese” viene subito accusata di fascismo/nazismo. Io sono tedesco, e la tirannia nazista, la guerra e l’olocausto sempre suscitano la mia vergogna. E indubbiamente c’era una deplorabile vicinanza e affinità tra la critica dell’arte contemporanea di allora e l’ideologia razzista (anche presso il Sedlmayr!). Però – quel fatto non può giustificare la distruzione e il disprezzo della bellezza stessa e della dignità umana che si nutrisce dalla bellezza.

    Grazie, e migliori auguri dalle nebbie settentrionali 🙂
    Peter Gerloff
    Goslar, Niedersachsen

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    1. Gentilissimo Dott Gerloff,
      La ringrazio di cuore per il suo commento e il suo apprezzamento. Studio Sedlmayr da un po’ di anni: la sua adesione al nazismo – da condannare ovviamente – ha oscurato la sua fama e la sua profonda analisi della storia dell’arte moderna, una lettura affascinante ma che è facilmente oggetto di obiezione. Io credo che l’arte sia fatta per l’uomo e non per lo storico dell’arte. L’arte ha una missione, è una confessione del cuore dell’artista: una rivelazione però che deve essere comunicabile al pubblico, e non rinchiusa in se stessa come spesso è accaduto nell’arte del Novecento (aspetto presente in opere di notevolissima qualità per altro). Le lascio la mia mail, visto che avrei molto piacere di parlare di questi temi con lei: alex7985@msn.com
      Sinceri saluti da Ventimiglia

      Alessio Santiago Policarpo

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