Italo Cremona, artista nella Torino del Novecento

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

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Italo Cremona nacque a Cozze Lomellina, in provincia di Pavia, nel 1905, ma nel 1911 si trasferì con tutta la famiglia a Torino, città in cui avrebbe vissuto tutta la sua esistenza e il suo percorso artistico. Nonostante si fosse laureato in giurisprudenza Cremona si accostò alla pittura, grazie a Mario Gachet e Vittorio Cavalleri – autori prevalentemente di paesaggi e di scene di genere – e a partire quell’esperienza egli si consacrò totalmente al mondo dell’arte.

Il contesto culturale che influenzò e che coinvolse Cremona era dominato da grandi personalità come Felice Casorati, gli artisti del Gruppo dei sei di Torino (Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci), Giacomo Grosso, i critici e storici dell’arte Edoardo Persico e Lionello Venturi, l’architetto Giuseppe Pagano e altri ancora.

 

 

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La Libra, 1929

 

Tra le figure sopracitate fu soprattutto con Casorati e il suo entourage che il pittore, a partire dagli anni Venti, intratteneva un fecondo rapporto, testimoniato dal ritratto della sorella dell’artista, Elvira, eseguito da Cremona nel 1932: un’opera le cui pennellate echeggiano il ductus pittorico di Carlo Levi, scrittore e pittore, anche lui frequentatore di Casorati. Su questi, inoltre, Cremona aveva scritto una monografia licenziata nel 1942.

 

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Ritratto di Elvira Casorati, 1932 circa

 

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Ritratto di Eleonora Doleatto, 1931

 

Cremona era una personalità eclettica, giacché fu anche critico d’arte, teatrale, cinematografico e prosatore. Collaborò con diverse riviste, come «Il Selvaggio», «L’Italia Letteraria» e «Paragone», rivista fondata dal famoso storico dell’arte Roberto Longhi. Il nostro pittore fu oltretutto uno dei primi critici a recuperare e a valorizzare la stagione artistica del Liberty, grazie al suo libro: Il tempo dell’Art Nouveau del 1964.

 

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Ritratto della moglie con manichino, 1944

 

Furono diverse le fasi che attraversò la ricerca visiva di Cremona: da un riferimento alla metafisica e agli stilemi e agli orientamenti del Ritorno all’ordine, passò nel dopoguerra a una ricerca audace rispetto ai temi tradizionali, raffigurando allegorie, simbologie e visioni cariche di tensione, di critica e di riflessione sulla morte, dando così sfogo a una potente immaginazione quasi surrealista. Si osservi il dipinto qui sotto riprodotto: una visione drammatica che denuncia il lato più carnale e autodistruttivo dell’uomo, una sorta di esorcizzazione di quegli aspetti che hanno sempre turbato lo spirito umano (la sirena simbolo della seduzione, lo scheletro della morte e il demonio) che vediamo cacciati via dalla tranquillità della casa e della dimensione umana. 

 

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La carne, la morte e il diavolo, 1947

 

Il collezionista e critico Fabio Pavan ha giustamente riconosciuto come riferimenti stilistici di Cremona le opere di Max Beckmann, di André Masson e di Renato Guttuso: ciò è ravvisabile soprattutto in questo periodo del dopoguerra, in cui si manifestarono più chiaramente quei tratti espressionistici e inquieti del linguaggio caratteristico del nostro pittore.

 

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La torre II, 1947

 

Pubblichiamo qui un dipinto inedito di Cremona appartenente a un collezionista privato, risalente al 1933 e raffigurante la costruzione della Torre Littoria – oggi nota come Grattacielo della Reale Mutua, completato nel 1934 , un quadro in cui dominano toni cromatici slavati e un’atmosfera plumbea. Se in quel decennio molti artisti dipinsero gli abbattimenti di vecchi borghi e di quartieri per opera della politica urbanistica del fascismo come le suggestive vedute di Roma e le distruzioni di alcuni suoi antichi luoghi dipinti da Mario Mafai  Cremona invece cristallizza l’edificazione di una nuova estetica architettonica (si ricordi che l’architettura rientrava tra i principali interessi dell’artista). Non è una mera documentazione o esaltazione, ma forse possiamo leggerlo come pura curiosità per la genesi di una costruzione che andava a inserirsi tra antichi edifici, come la cupola della Sindone di Guarino Guarini, raffigurata distante rispetto al primo piano dove vi sono invece edifici moderni.

 

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Torre littoria in costruzione, 1933

 

Italo Cremona, scomparso nel 1979, dimostrò il suo genio attingendo suggestioni da differenti linee visive per rielaborarle con intelligenza: egli guardò, come si è detto, le opere del Ritorno all’ordine come quelle delle prime avanguardie – di cui era un grande esperto, secondo alcuni critici –, riconoscendo in queste diverse espressioni gli elementi validi a dar vita a un’arte capace di rinnovarsi e di coinvolgere il contemplante, senza infrangere i limiti che garantiscono la comunicabilità delle immagini. L’arte, noi crediamo, non può essere né assoggettata a formule rigide e fredde né spasmodica ricerca dell’inaudito e dello shock: il suo telos, il suo fine, è comunicare all’uomo e interpretare il suo mondo, senza avallare gli eccessi brutali dell’epoca e senza proporre immagini inadeguate a trasmettere un messaggio chiaro.

Ci auguriamo che il presente articolo possa far conoscere questo raffinato pittore, torinese d’adozione, a più persone e amatori dell’arte.

 

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Nudo su telo giallo (particolare), 1958 circa

 

 

Dedico questo articolo a Marco, ottimo ceramista e meravigliosa persona grazie al quale ho scoperto Italo Cremona.

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