Il Museo Renoir a Cagnes-sur-mer

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

 

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Richard Guino, Pierre Auguste Renoir che dipinge

 

Nel bronzetto di Richard Guino, raffigurante Renoir impegnato a dipingere, notiamo una posa singolare: l’artista impugna il pennello come se brandisse un’arma; infatti, a partire dal 1912, al culmine di un’artrite deformante, il pittore fu costretto a lavorare facendosi legare il pennello alla mano. Malgrado la malattia invalidante, in Renoir non si spensero mai la forza, la determinazione e l’amore per l’arte, nemmeno durante gli ultimi giorni precedenti la sua scomparsa.

 

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Albert André, Ritratto di Pierre Auguste Renoir, 1913

 

La lucidità e la dedizione che caratterizzarono la fase estrema dell’anziano artista furono colte in maniera calzante nelle opere di Albert André esposte nella casa-museo che qui tratteremo.

 

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Albert André, Renoir che dipinge, 1919

 

L’ultimo rifugio di Renoir – scelto per il clima favorevole per i suoi reumatismi articolari – fu la località di Les Collettes, presso Cagnes-sur-mer, vicino Nizza, ove il maestro si stabilì nel 1908 assieme alla moglie Aline e ai tre figli. La grande villa immersa nel verde, commissionata da lui stesso, dispone di un ampio studio che dà sul giardino e di uno più piccolo nella parte opposta. Nella nuova dimora sulla Costa Azzurra il pittore riceveva le visite di altri grandi artisti suoi amici, come Rodin, Matisse e Modigliani.

 

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Attualmente questa casa-museo conserva opere della collezione di Renoir, 15 tele originali e 30 sculture da lui eseguite: infatti nella Francia del sud il maestro si cimentò per la prima volta nella scultura, collaborando con il già menzionato Richard Guino e con Louis Morel; molti di questi lavori sono ora esposti al pian terreno della dimora insieme a bronzi di altri famosi artisti come Aristide Maillol. Qui a fianco vi mostriamo un Busto di Paride del 1914, realizzato da Renoir coadiuvato da Guino: un’opera che rivela un gusto classicheggiante che tra poco chiariremo.

 

 

 

 

 

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Nel grande atelier sono esposti con cura gli strumenti di lavoro, il cavalletto e la carrozzella di Renoir; sulla parete dello studio viene proiettato un filmato assai raro in cui il maestro dipinge, mentre gli assistenti preparano i colori e gli inseriscono – come si era detto – il pennello fra le dita deformi.

 

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Per comprendere le opere eseguite durante l’ultima fase di Renoir a Cagnes-sur-mer è necessario considerare la svolta sopravvenuta nel suo percorso artistico a fine Ottocento: nel 1881 il pittore compì un viaggio in Italia che gli permise di approfondire l’opera di Raffaello – soprattutto gli affreschi della Villa Farnesina a Roma – e di conoscere la pittura pompeiana. Questo soggiorno, nonché la meditazione sui lavori di Ingres, generò un cambio di rotta nell’arte di Renoir: si sganciò dalle istanze e dal codice formale dell’impressionismo, per riscoprire una maggiore fermezza e solidità del disegno.

 

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Così il critico d’arte Alberto Martini descrisse icasticamente il periodo di Renoir nel sud della Francia: «A Cagnes […] il vecchio pittore, eternamente innamorato della bellezza e pervaso da un senso panico della natura e dell’uomo, fieramente reagisce all’appressarsi della morte in una appassionata esaltazione vitale che fa dei suoi pennelli, già legati alle mani paralizzate, piume carezzanti ora liriche ora sensuali» (A. Martini, Pier Auguste Renoir in “I Maestri del colore”, 1963).

 

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Pierre-Auguste Renoir, Le grandi bagnanti 1903-1905

 

La sinergia tra bellezza umana e natura e la sensualità notate da Martini sono pienamente ravvisabili ne Le grandi bagnanti, opera che si rifà alla prima versione eseguita del 1887, conservata presso il Museum of Art di Filadelfia, un’opera in cui le figure, nonostante si staglino su un morbido sfondo di tipo impressionista, furono concepite secondo un formalismo tradizionale. L’opera a Cagnes, pertanto, ha come riferimento un quadro che aprì la pista alla nuova fase della pittura di Renoir, contraddistinta ancora da un linguaggio ibrido, sospeso tra il legame con l’impressionismo e il desiderio di superarlo definitivamente (M. Schapiro, L’Impressionismo, riflessi e percezioni, 2008, p. 371). Questo dipinto, in cui sono avvertibili altresì evidenti suggestioni di Rubens, fu l’ultima opera a cui lavorò Renoir poco prima di morire il 3 dicembre del 1919.

 

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Pierre-Auguste Renoir, Le grandi bagnanti, 1903-1905 (particolare)

 

Riferimenti al modus pingendi di Rubens sono palesi anche nel dipinto qui sotto riprodotto: Le Cariatidi del 1909, un olio su tela esposto a Cagnes dal 1995, precedentemente conservato al Musée d’Orsay.

 

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Giulio Carlo Argan, giustamente, scrisse di questo periodo di Renoir come caratterizzato da un «nuovo classicismo»: il riferimento ai maestri del passato, invero, si rafforzò; inoltre il critico romano non trovò corretto interpretare come disimpegnata questa diversa fase, anzi la lesse come sviluppo del suo interesse per i problemi sostanziali della pittura, legati ai toni, alle trasparenze, in poche parole al «fare pittorico»: d’altronde Renoir aveva una formazione da artigiano (per la precisione di decoratore di porcellane) e lo stile era per lui un aspetto preminente rispetto alle implicazioni mentali o idealistiche dell’arte (G. C. Argan, L’arte moderna, pp. 96-98). Senza contrastare il confronto con la modernità, senza rinunciare alla sua fantasia e alla libertà di ispirazione, il fine della ricerca di Renoir era «raggiungere la grandezza e la semplicità dei pittori antichi», come lui stesso affermò (riportato in P. Pool, Impressionismo, 1988, p. 240).

 

 

 

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Il museo è stato riallestito nel 2013 e presenta particolari elementi: in alcune stanze sono collocate le riproduzioni di foto ritraenti Renoir e la sua famiglia o gli ambienti della villa al tempo in cui visse il pittore.

Il Museo Renoir a Cagnes-sur-mer costituisce un interessante esempio di casa-museo nella Costa Azzurra, regione costellata da altri bellissimi musei dedicati ad artisti che elessero quel territorio come luogo ideale di ispirazione per la propria ricerca, e vi lavorarono alacremente. Ricordiamo allora il Museo di Picasso ad Antibes, e i già presentati  Museo Fernard Leger di Biot, quello di Chagall a Nizza, e il Museo di Jean Cocteau a Mentone.

 

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Pierre-Auguste Renoir, La fattoria delle Collettes, circa 1914

 

 

Le foto dell’articolo sono state da me scattate il 2 aprile 2018. Ringrazio Marco per avermi aiutato nella raccolta delle informazioni. 

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