Venaria contemporanea

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

All’interno di alcuni ambienti e nei giardini della Venaria Reale, la meravigliosa reggia ideata nel Seicento da Amedeo di Castellamonte per i Savoia, sono esposte diverse opere di artisti contemporanei: sia del Novecento che viventi.

 

Nella chiesa settecentesca di Sant’Uberto, progettata da Filippo Juvarra e incassata tra i palazzi della residenza, possiamo ammirare la Crocifissione-Deposizione di Augusto Perez (1929-2000), eseguita in gesso nel 1986 e fusa in bronzo nel 1993. Perez studiò architettura a Napoli, per poi divenire insegnante di scultura all’Accademia di Belle Arti di quella città.

 

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Augusto Perez, Crocifissione-Deposizione, 1986-1993 (particolare)

 

 

IMG_8282Sostenuto da personalità di rilievo come Renato Guttuso, Emilio Greco, Mario de Micheli, Cesare Brandi, lo scultore espose alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, e fu assai attivo e apprezzato nel panorama artistico italiano.

Il volto della figura è l’autoritratto dell’artista siciliano, a dimostrazione della sua ‘partecipazione’ emotiva e spirituale al soggetto dell’opera, identificando così il dolore di Cristo a quello dell’uomo del presente: il fardello esistenziale dell’uomo comune come lui stesso. Benché le sue opere, eseguite soprattutto in bronzo, rasentino il deforme e presentino superfici imperfette, ‘fangose‘ e siano a volte mutilate, la sua Crocifissione mantiene una potente dignità, rispettando quindi il significato sacro e il contesto in cui si trova. Il suo linguaggio drammatico e le sue forme contrastano col candido luogo e con le opere ivi conservate, ma forse proprio per queste differenti caratteristiche la statua di Perez risalta con vivida forza.

 

 

 

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Luigi Stoisa, Cristo incontra la madre, 2013

 

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Sempre a Sant’Uberto si possono ammirare, nella Sacrestia della Cappella dedicata al Santo titolare della chiesa, le scene della Via Crucis realizzate da Luigi Stoisa (1958). Questo artista formatosi presso l’Accademia di Belle arti di Torino e poi a Brera, collaborò con Luciano Fabro, esponente dell’arte povera. Stoisa è un artista eclettico, come dimostra la sua ricerca, che lo ha condotto a realizzare installazioni – usando materiali  eterogenei come il catrame–, e a creare illuminazioni decorative.

Le 15 formelle in ceramica ed argilla cotta della Via Crucis, eseguite nel 2013, presentano immagini intensissime, a dir poco commoventi, come è raro vederne nei lavori degli artisti contemporanei. Come nel caso di Perez, anche in Stoisa avvertiamo un sincero coinvolgimento interiore nei temi raffigurati, interpretati con profondità e fervore. Non c’è ossessiva predominanza della forma e dell’audacia stilistica per scioccare lo spettatore, ma si ravvisa anzi una sinergia e un’intima connessione tra forma e sostanza contenutistica, o in altre parole: la tecnica superba traduce icasticamente il dramma del soggetto e il suo messaggio. 

 

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Giuseppe Penone, Ossa della terra e Direzione ‘verso la luce’, 2003-2007

 

All’esterno troviamo il Giardino delle Sculture Fluide di Giuseppe Penone (1947). Attivo dalla fine degli anni Sessanta, egli fu una figura di spicco di quell’arte povera che intendeva recuperare materiali primari e semplici legati alla terra: le opere che vediamo alla Venaria sono senza dubbio di impatto, nonostante la loro essenzialità, ma non dialogano col luogo, non si inseriscono nel contesto, sono semplicemente posate sul terreno, risultando in tal modo come elementi alieni e senza senso. E’ da apprezzare la sinteticità e anche il fascino dei concetti che si intendono illustrare, ma l’arte è – o forse era – elaborazione, elevazione, metamorfosi della materia in cui alberga un contenuto: qua vediamo costruzioni, assemblaggi e curiosi accostamenti, ma un conto è creare (come l’arte ha sempre fatto),  e un altro è costruire (Wladimir Weidlé).

 

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Giuseppe Penone, Idee di pietra, 2003-2007

 

 

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Arnaldo Pomodoro, Sfera con sfera, 2000

 

 

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Francesco Messina, Giovane atleta 1934/92

 

IMG_8325Spostandoci nella Corte d’onore troviamo – oltre a un immancabile lavoro di Arnaldo Pomodoro , il bellissimo Giovane atleta, in granito verde, di  Francesco Messina (1900-1995), artista siciliano della provincia di Catania ma cresciuto a Genova, e trasferitosi a Milano nel 1932. Messina nel 1934 iniziò a insegnare scultura a Brera, per diventarne direttore dal ’35 al ’44; insieme a Italo Griselli, Romano Romanelli, Arturo Dazzi e altri maestri, fu uno degli artisti più apprezzati e richiesti in età fascista, e a causa di questo ‘legame’ di commissioni col regime tali artisti subirono nel dopoguerra la damnatio memoriae da parte della critica.

La posa della figura è tratta dal Pugile delle Terme a Palazzo Massimo a Roma, un bronzo del III secolo a.C.: l’antichità romana, infatti, fu sempre un riferimento per le opere del siciliano e degli artisti del suo tempo. Le forme della statua di Messina sono però più chiuse, più solide: l’assolutismo del pensiero e l’intransigente idealismo di quel periodo fatale, sembrano così esser tradotti nella sua scultura.

 

 

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Lo storico dell’arte Hans Sedlmayr – fermamente critico nei confronti dell’arte del suo tempo – scrisse una monografia sullo scultore: in Messina egli riconosceva un eccellente esempio di vero artista, una ‘mosca bianca’ nel magma astruso e spiazzante dell’arte contemporanea. Sedlmayr sottolineava e plaudiva il fatto che il linguaggio dell’artista siciliano fosse rimasto ancorato alla tradizione e al principio dell’integrità fisica e morale della figura umana: elemento centrale nella comunicazione e nella trasmissione di un contenuto; quella di Messina era dunque una ricerca antitetica alla chiusura, alla disgregazione formale e all’autoreferenzialità solipsistica delle avanguardie.

 

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Francesco Messina, Adamo ed Eva (particolare), 1956/91

 

 

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Giuliano Vangi, Momenti (particolare), 2013

 

 

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Compatta e vigorosa appare pure l’opera di Giuliano Vangi, scolpita nel granito. Originario di Barberino di Mugello, formatosi presso l’Accademia di Belle Arti a Firenze, Vangi espose in importanti mostre – come nella prestigiosa sede di Palazzo Strozzi–, e realizzò diversi monumenti in tutta Italia, tra cui: un ‘discutibile’ San Giovanni Battista a Firenze, La lupa in Piazza Postierla a Siena, il nuovo altare e ambone del Duomo di Pisa, e Varcare la Soglia, la grande scultura marmorea presso il nuovo ingresso dei Musei Vaticani.

Il volto scolpito in una delle facce del blocco, con a fianco dei fiori stilizzati, ha qualcosa della durezza e della severità della scultura del croato Ivan Meštrović: invero, un riferimento fondamentale sia per questo scultore che per Vangi era la statuaria antica, arcaica, tanto da poter ravvisare nei suoi lavori «suggestioni arcaicoegizie o etrusche», come osservò Maurizio Calvesi a proposito della produzione dell’artista toscano.

 

 

 

 

Queste opere contemporanee arricchiscono la magnificenza della Venaria, un luogo che oltre a incantare per i suoi ambienti – accuratamente recuperati e restaurati –, per il suo patrimonio e la sua storia, offre altresì interessanti mostre temporanee, sia riguardanti l’arte del passato che le ricerche visive odierne.

Buona scoperta!

 

 

Le foto qui riprodotte sono state scattate da chi scrive il 7 luglio del 2018 presso la Reggia di Venaria Reale (TO). Ringrazio e dedico questo scritto a Marco M. 

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