Una mostra su Cesare Ferro Milone a Torino

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

Fino al 9 settembre 2018 è possibile visitare un’interessante mostra, curata da Angelo Mistrangelo, dedicata a Cesare Ferro Milone, pittore ancora poco noto, vissuto tra il XIX e il XX secolo; l’esposizione è divisa tra tre diverse sedi: la Pinacoteca dell’Accademia Albertina, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto e il Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti a Usseglio. 

 

Ferro Milone, nato nel 1880 a Torino, si iscrisse all’età di quattordici anni all’Accademia Albertina di Belle Arti, dove studiò fino al 1899 sotto la guida di Giacomo Grosso e di Pier Celestino Gilardi. L’artista fece presto carriera: iniziò a insegnare Disegno all’Accademia e arrivò a guidarla come presidente dal 1930 al 1933; prese parte a esposizioni presso importanti  eventi come la Biennale di Venezia del 1903. 

 

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Autoritratto, 1915

 

 

 

 

Ritratto di Clotilde Roz, senza data; Ritratto della Signorina Luisa Sperati, 1903

 

Le prime opere esposte, su cui la mostra si è particolarmente focalizzata, sono i ritratti: Ferro Milone, rispetto alla solennità e allo sfarzo dei ritratti eseguiti dal suo maestro Grosso, si concentrava maggiormente sull’intensità degli sguardi, indagando la dimensione psicologica degli effigiati. Sono ritratti più ‘discreti’, con sfondi quasi neutri, che non intendono impressionare il contemplante come quelli dipinti da Grosso: Ferro Milone volle far emergere la pura e spontanea personalità dei ritratti; alcuni personaggi non guardano nemmeno lo spettatore, ma son persi nel loro mondo, nei loro pensieri interiori.

 

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Il cappellino rosso, 1933

 

 

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Ritratto della Contessa Tournon, 1919

 

 

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Andrea, senza data

 

In quel tempo diversi artisti italiani, tra cui ad esempio Pietro Canonica, furono chiamati all’estero – soprattutto da paesi orientali – per lavorare presso sovrani e nobili: così accadde anche a Ferro Milone, il quale infatti soggiornò dal 1904 al 1907 a Bangkok, dove fu chiamato a decorare alcuni ambienti del Palazzo Reale, realizzando affreschi con scene mitologiche del mondo orientale e occidentale; inoltre nel paese asiatico l’artista torinese disegnò servizi da tavola in porcellana, coni di monete e acquarelli di interni di templi.

 

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Fiume Menam a Bangkok, 1903

 

L’esperienza in Siam fu un evento cardine per la sua ricerca, e la mostra intende  sottolinearlo, dato che il titolo scelto è: “La magia del colore tra Torino e Bangkok”.

 

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Ingresso del tempio reale di Wat Phra Keo di Bangkok, 1906

 

Osserviamo Interno del tempio reale di Wat Phra Keo di Bangkok, qui sotto riprodotto: la statua del Budda non viene raffigurata frontalmente ma di sbieco, da una delle navate, nascosta in parte da un pilastro, come per alludere all’impossibilità di osservare direttamente quella ieratica e affascinante immagine, a cui è dovuto un timoroso rispetto. L’oro della statua sacra spicca in quell’interno, accordandosi al contempo con la vivacità cromatica delle decorazioni dei pilastri; nonostante il quadro sia di modeste dimensioni, l’artista rende perfettamente il senso dell’imponenza dell’ambiente raffigurato, effetto alimentato anche dalla piccola e fragile figura in fondo alla navata che si vede a destra: un profano ammesso nell’immensità del mistero.

 

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Interno del tempio reale di Wat Phra Keo di Bangkok, 1906

 

In alcune opere realizzate dopo il ritorno in Italia si avvertono suggestioni di sapore orientale: la posa delle braccia della Primavera sembra riecheggiare quella delle raffinate danzatrici del Siam; anche la tavolozza dell’artista torinese si arricchì di colori più potenti, forse ispirati proprio all’arte asiatica. Ferro Milone tornò nuovamente a Bangkok nel 1924.

 

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Studio per la primavera, 1914-15

 

La grandezza di questo pittore è testimoniata dalla varietà di registri stilistici e dalla diversità di temi, affrontati sempre con ispirazione e originalità, sia che si trattasse di soggetti sacri, sia di temi allegorici e mitologici.

 

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Incontro con le donne, 1925

 

 

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Allegoria della Primavera, 1933

 

Ferro Milone si spense nel 1934 nella sua città natale, e riposa per sempre a Usseglio, nella valle dove amava dipingere en plain air paesaggi assieme all’amico Felice Carena.

 

***

 

Questa mostra fa parte di un ciclo di esposizioni che ha come obiettivo riscoprire e divulgare presso il grande pubblico figure chiave dell’Accademia Albertina – precedentemente sono stati presentati Andrea Gastaldi e il già menzionato Giacomo Grosso -, artisti che ebbero un notevole peso e una certa notorietà nel tempo in cui vissero, ma che, come molti altri maestri legati al figurativo e a una formazione accademica, furono messi in ombra da esponenti delle ricerche d’avanguardia.

 

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Nudo di schiena, senza data

 

 

La rivalutazione dei filoni più connessi alla tradizione è iniziata qualche decennio fa, e prosegue con successo, permettendoci di conoscere meglio un’epoca scissa tra posizioni estreme e divergenti, che difendevano antitetiche visioni dell’arte: una parte schierata per un’arte cerebrale ed elitaria ripiegata su se stessa, concentrata ossessivamente sulle sperimentazioni, un’arte per l’arte; e un’altra linea opposta vicina invece a un’arte ancorata alla realtà, alla storia, al sentimento, che aveva dell’uomo una concezione positiva e che lo rappresentava ancora nella sua integrità, nella sua unione di corpo, spirito e mente. Cesare Ferro Milone, che incarna questa ultima concezione – sostenuto da una padronanza della tecnica derivatagli da una salda formazione accademica (aspetto che oggi viene aborrito e screditato dai ‘benpensanti’) – merita di essere rivalutato e riscoperto, e questa bella mostra contribuisce egregiamente in tal senso.

 

 

 

Le foto sono state scattate da chi scrive il 18 agosto 2018 a Torino. Ringrazio per l’assistenza Marco M. 

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