ARTE E MAGIA. Il fascino dell’esoterismo in Europa

di Simone Finotello

 

 

 

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Luis Ricardo Faléro, La strega, 1882, olio su pergamena d.29 cm., collezione privata.

 

Palazzo Roverella a Rovigo ospita, nella splendida locazione dei suoi ampi saloni quattrocenteschi, una raccolta tematica di opere incentrata sulle influenze dell’esoterismo e dell’occultismo sui movimenti dell’arte centrale europea per il periodo, di circa cinquant’anni, che va dagli anni Ottanta dell’Ottocento fino al primo dopoguerra: oltre 250 lavori esposti e più di 100 artisti, provenienti da importanti musei nazionali ed europei ma anche da disperse collezioni private. Si tratta della prima grande esposizione italiana – in programma fino al 27 gennaio 2019 – che indaga, con obiettivi esclusivamente storicistici, il mistero e la mitologia del “non recepito” applicati al pensiero visivo: un’esclusiva “assoluta” per Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa, preceduta nel mondo da molteplici rassegne similari legate perlopiù a specifici movimenti poetici, di cui due ebbero un portato critico memorabile: la prima fu realizzata a Los Angeles, nel 1986, e portava il titolo The Spiritual in Art: Abstract Painting 1890-1985; la seconda, pochi anni dopo nel 1995, si svolse a Francoforte in occasione del più ampio Okkultismus und Avantgarde.

 

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Marianne von Werefkin, Fuochi sacri, 1919, tempera su carta intelata cm.75×57, Museo Comunale d’Arte Moderna, Fondazione Marianne Werefkin (Ascona).

 

Il tema è molto ampio ed eterogeneo. Come precisa opportunamente Francesco Parisi – alla cui curatela è affidata anche la mostra rodigina di quest’anno, dopo il successo di Secessioni europee di Monaco, Vienna, Praga e Roma dell’anno scorso – nel capitolo introduttivo del bellissimo catalogo edito da Silvana (completo in ogni sua parte, dai saggi all’iconografia integrale delle opere, corredata di tutte le schede), occorre distinguere fin da subito le differenze e i coerenti significati, nelle loro specifiche accezioni semantiche, di termini talora utilizzati in maniera sinonimica ma che afferiscono a contenuti oltremodo differenti, come lo stesso termine occulto ed esoterico (o essoterico).

L’indagine si snoda sui fondamenti del “pensiero magico” generato dall’intreccio, talora inestricabile, tra scienze antiche (e medievali) – come l’alchimia e l’astrologia, considerate veri e propri ponti verso lo spirituale – e una moltitudine di novità scientifiche, letterarie e filosofiche diffusesi come mode alla fine del XIX secolo, che vanno dal darwinismo allo spiritismo, dall’ermetismo alla negromanzia, dal misticismo cattolico all’esoterismo satanista, dalle dottrine teosofiche all’antroposofia steineriana, dalle culture religiose orientali, medio-orientali e (alternative) buddhiste allo zoroastrismo, tutti rudimenti che hanno sommerso di suggestioni misteriche, miti e un nuovo repertorio figurativo, lo sviluppo delle arti simboliste tardo ottocentesche, dei movimenti d’Avanguardia, nonché l’implemento del più ampio movimento astrattista che fu ispirato da Lo spirituale nell’arte di Vasilij Kandinskij nel 1911. Insigni storici dell’arte sono riusciti nell’intento di documentare, in un ampio indice saggistico, come l’esoterismo (e l’occultismo) abbia contribuito, in varie forme, alla genesi del Modernismo, a sua volta ispirato da un forte istinto anticonformista precorritore di quelle pulsioni libertarie e naturiste diffusesi a macchia d’olio nell’entroterra continentale europeo – come il nichilismo e l’anarchismo, il nudismo e il vegetarianismo – sottolineato dal fatto che molti, tra intellettuali, poeti, romanzieri e artisti di rilievo, fossero convinti sostenitori di credenze soprannaturali.

 

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Edward Munch, L’urna, 1896, litografia cm.44,8×34,6, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro (Venezia).

 

In tal senso, l’esposizione – quadristica, scultoria e libraria – si suddivide in undici focus tematici (non cronologici), proponendo così un ampio excursus divulgativo su tutte le poetiche espressive dell’arte europea in qualche modo concepite o suggestionate dalle dottrine segrete.

Questi sono i titoli delle undici sezioni tematiche: 1) Enigma, invito al silenzio; 2) I templi, gli altari e l’architettura esoterica; 3) Psyche, Cosmo, Aura; 4)Archetipi e forme ancestrali; 5) Diavoli, streghe e maghi; 6) La notte e i suoi invitati; 7) Spiritismo; 8) Ex Oriente Lux; 9) Monte Verità; 10) Sâr Mérodack e il Salon de la Rose+Croix; 11) Il segno magico. L’occultismo nell’incisione e nell’illustrazione.

 

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Louis Welden Hawkins, Un velo, 1890-1900, pastello su carta cm.33×38, Arwas Archives (Londra).

 

L’accesso alla rassegna induce il visitatore a un vero e proprio “percorso rivelatore”, essenza del pensiero esoterico, proiettandolo fin da subito in un’atmosfera trascendente ed enigmatica. Si comincia, infatti, nel segno di Arpocrate: l’invito al silenzio è simboleggiato dal gesto della mano – o dell’indice – posto davanti alla bocca, un rituale che rimanda alle vestali di Iside (le cui origini evolutive rinviano direttamente alla divinità egizia di Horus, dal greco-antico Harpocrates) le quali esortavano i fedeli a non svelare, a chi non fosse iniziato, i segreti appresi durante le liturgie cultuali appena officiate. Un’intuizione vincente da parte di Parisi che ha allestito la prima ampia sala con opere iconografiche il cui emblema è rappresentato proprio dall’invito al segreto iniziatico, come la piccola testa di Pierre-Félix Fix-Masseau o l’eccezionale bronzo di Jean Dampt e Alexandre Bigot, ma anche opere che rappresentano semplicemente la quiete misterica, come i dipinti Un velo di Louis Welden Hawkins e Il silenzio di Giorgio Kienerk. Sono presenti, inoltre, lavori tra i più importanti rappresentanti dell’arte simbolista internazionale, come Odilon Redon, Fernand Khnopff, Jean Delville, Marcel-Lenoir e gli italiani Giulio Bargellini, Attilio Selva e Leonardo Bistolfi.

La “rivelazione” si completa quindi in un’ideale trilogia tematica attraverso i due focus successivi, dedicati rispettivamente alle architetture esoteriche, con i templi e le are, e all’illuminazione iniziatica, alla telepatia e alle apparizioni di energie psichiche, con l’iconografia di aure e raggi. In I templi, gli altari e l’architettura esoterica le opere evincono come, oltre alle avveniristiche strutture architettoniche di altari e templi, anche la natura possa essere foriera di un verosimile repertorio di ambientazioni formali, scenari invero mutuati dal repertorio romantico e di forte matrice baudelairiana: sono presenti quindi sia rappresentazioni di progetti architettonici cultuali, con opere di Fidus, Felicien Rops, Hermann Obrist, Frantisek Kupka, Benvenuto Benvenuti e Cesare Bazzani, sia scenari naturali, veri e propri centri rituali di devozione degli elementi cosmologici “en plein air”, con dipinti di Paul Serusier, Josef Váchal e ancora Odilon Redon. In Psyche, Cosmo, Aura (la terza sezione) l’idea è che l’artista riesca a dare forma e colore alle “vibrazioni invisibili”, percepibili solo attraverso i sensi interiori, attraverso opere stimolate da una molteplicità di innovazioni scientifiche e filosofiche che vanno dalle nuove teorie fisiche sulle onde elettromagnetiche alle proposte teosofiche di seconda generazione (secondo le quali i corpi emettono auree spirituali) ma anche la spettrografia e le radiazioni ultraviolette delle nuove tecnologie fotografiche, oltre alla nascente attenzione per le sfere liminari del sogno, dell’inconscio e del subconscio. In sala, tra gli altri, dipinti e disegni di Piet Mondrian, Franz Marc, Josef Peeters, Paul Klee, Luigi Russolo, Alberto Martini.

 

 

Jokannes Itten, Cerchi, 1916/1963, tempera vinilica su tela cm.90×80, Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma); Vasilij Kandinskij, Rosso in forma appuntita, 1925, acquerello e china su carta cm.48,5×32,5, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

 

Prima di entrare nel clou della rassegna, l’attenzione si sofferma sulle interferenze delle teorie esoteriche (particolarmente dalle dottrine teosofiche di Helena Petrovna Blavatsky) sulle ricerche formali d’inizio secolo, in particolar modo sull’Astrattismo e l’intero movimento bauhausiano, che hanno dato luogo, grazie alle nuove ricerche sul colore e sull’ottica, a un nuovo bagaglio di temi e di espressività creative: sono le forme ascensionali – come triangoli e coni – e cosmiche – come cerchi e sfere – di Paul Klee, Piet Mondrian, Marcel Duchamp, Johannes Itten, Vasilij Kandinskij e degli italiani Giacomo Balla, con il suo occultismo futurista, Arnaldo Ginna e Julius Evola, con le loro speculazioni filosofico-alchemiche.

 

 

Rudolf Jettmar, Vicolo delle streghe a Moschenize, 1927, olio su tela cm.112,3×83,7, Jack Daulton Collection (Los Altos Hills, California); Eugéne Grasset, Tre donne e tre lupi, acquerello e oro su carta cm.31,5×24, Musée des Arts Décoratifs (Parigi)

 

È quindi la volta dei saloni più suggestivi: Diavoli, streghe e maghi e La notte e i suoi invitati. Nei grandi lavori di James Ensor, Fritz Roeber, Félicien Rops, Alberto Martini, Rudolf Jettmar e soprattutto nel cembalo di Luis Ricardo Falero (da cui è tratta la locandina della mostra e del catalogo), si evincono tutte le personificazioni diaboliche dell’iconografia occulta, che vanno da Satana alle sue amanti, ai vampiri e alle streghe. La notte e i suoi invitati offre il bagaglio di fascino spettrale delle tenebre, delle notturne radure boscose, degli animali metamorfici associati al maligno come gufi, pipistrelli e lupi: esposti dipinti, illustrazioni, stampe e sculture di Eugene Grasset, Sidney Sime, Jaroslav Panuska, Gabriele Gabrielli, Auguste Rodin.

 

 

Albert von Keller, Psicocinesi di un bracciale, 1887, olio su cartone cm.84×76, Kunsthaus Zurich (Zurigo); Hans Baluschek, Lo spiritualismo, 1892, carboncino e gesso cm.46×53, Stiftung Stadtmuseum Berlin.

 

Lo spiritismo e la trance medianica offrono gli argomenti di sviluppo del settimo focus, incentrato sulle dottrine occulte diffusesi capillarmente in Europa (importate a partire dall’Inghilterra) durante la crisi del Positivismo – e nel Decadentismo del comunemente detto periodo “Fin de siècle” – grazie agli esperimenti mesmerici delle sorelle americane Fox. L’enorme successo si propagò repentinamente sia in campo letterario sia in quello artistico, specialmente nell’illustrazione e, non ultimo, nella fotografia futurista. Sono qui presentati lavori di Albert von Keller, Hans Baluschek, Edward Munch, Josef Váchal, fotografie di Anton Giulio Bragaglia, una straordinaria gouache di Louis Malteste che raffigura la mitica medium italiana Eusapia Palladino (attiva in tutta Europa) e il tavolino tripode originale di Ernesto Michahelles detto Thayaht, utilizzato per le sedute medianiche.

 

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Sascha Schneider, Astarte, 1901, olio su tavola cm.97×61, Collezione privata (Francoforte).

 

La parte più interessante della mostra, a mio avviso, si sviluppa nelle ultime sezioni della mostra dove il livello di lettura diventa molto storicistico. In Ex Oriente Lux (sottotitolo di Sanctuaires d’Orient, testo del 1898 di Edouard Schuré, poeta e drammaturgo, autore di un’ampia saggistica ispirata alle teorie ermetiche nonché alla teosofia massonica e rosacrociana di Rudolf Steiner, come il celebre Les grands initiés, caposaldo dell’esoterismo religioso comparato) l’analisi si concentra sulla mitologia naturalistica e mistica orientale-medio orientale – invero, un po’ allargata anche ai territori egizi – vera e propria moda culturale avviata dalle teorie teosofiche della Blavatsky. Da Odilon Redon a Jean Delville, da Sascha Schneider a Félicien Rops, da Giulio Bargellini a Fernand Khnopff: nelle loro opere, qui esposte, si evince come la spiritualità asiatica abbia offerto nuove prospettive iconografiche agli artisti europei, stimolati da un ampio interesse letterario verso alcuni soggetti enigmatici come la sfinge – una vera e propria mania per quello che fu l’elemento misterico per eccellenza – o Buddha (e con esso il Tibet), ma anche verso il tantrismo, lo yoga e il brahmanesimo, identificando quei territori – esotici quanto ignoti – possibili luoghi di rifugio spirituale contro il razionalismo della civiltà borghese continentale.

 

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Fidus Hugo Hoppener, Crepuscoli, 1902, olio su tela incollata cm.49×70,4, Collezione privata.

 

Non a caso, la “Cooperativa individualistica vegetabiliana” di Monte Verità, nata sulle colline di Monescia vicino ad Ascona (in Svizzera), fu una specie di centro contra mundus “in situ” sul quale si stabilirono numerosi tra artisti, filosofi e letterati – come Carl Gustav Jung, Herman Hesse, Thomas Mann, André Gide ma anche Paul Klee e Rudolf Steiner, il padre dell’antroposofia – spinti dalla necessità di ridefinire un nuovo significato esistenziale, socialmente utopico e spiritualmente teosofico; si trattava di una sorta di comunità hippy ante litteram, che praticava il culto solare, il nudismo, il vegetarismo e l’amore libero. In sala sono esposti, tra gli altri, lavori di Fidus, Alexej Jawlensky, Walter Helbig, Anna Iduna Zehnder, Marianne von Werefkin, Arthur Segal.

Joséphin Péladan, infine, è il protagonista assoluto dell’ultima sezione iconografica. Quest’uomo, dalla personalità eccentrica al punto che cambiò il proprio nome in Sâr Mérodack, giunse a Parigi dalla provincia nei primi anni Ottanta dell’Ottocento svolgendo la professione di scrittore e critico d’arte. Egli fu fra i più importanti sostenitori dell’arte simbolista, fondatore del Salon de la Rose+Crois, centro espositivo “anti accademico” che celebrò sei edizioni, dal 1892 al 1897 – tutte rigorosamente precedute da una dichiarazione di poetica e un manifesto – dove non si potevano esporre opere tradizionali – come nature morte, paesaggi o scene di genere – ma solo lavori che facessero sognare, opere surreali e antirealiste. In sala sono presenti alcuni lavori dei protagonisti di quelle straordinarie edizioni come Carlos Schwabe, Alexandre Séon, Alphonse Osbert, Marcel-Lenoir, Fernand Khnopff, Jean Delville, Jan Toorop, Gaetano Previati, Emile Fabry.

 

 

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Auguste Rodin, Il succube, 1888, bronzo patinato cm.24x16x17, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, Petit Palais.

 

Infine Il segno magico. Esoterismo e occultismo nell’incisione e nell’illustrazione, l’ultima ampia sezione dedicata al libro illustrato e alle incisioni esoteriche, l’imperdibile incontro con la trasposizione saggistica della ricerca iconografica fin qui svolta, con i testi originali di Péladan, Jules Massenet, Edgar Allan Poe o il celebre romanzo decadente La-Bas di Joris Karl Huysmans, tutti ovviamente accompagnati dalle illustrazioni degli artisti coevi come Fernand Khnopff, Eugéne Grasset, Alberto Martini, Josef Váchal, Félicien Rops.

Arte e Magia è un percorso davvero affascinante che svela i lati oscuri della psiche nell’arte europea post-romantica e ne rivela – tradendo il segreto iniziatico con cui esordisce – i suoi tratti luminosi e trascendentali: un’occasione unica, forsanche irripetibile, per osservare una straordinaria raccolta di opere scelte e presentate in modo argomentativo e valorizzante, oltre il loro singolo portato storico ed estetico. Infine, una citazione (per me doverosa) va all’edificio che le ospita: la mostra spicca non ultimo per “abbondanza” ma gli straordinari spazi recuperati del sottotetto (e del piano nobile) di quello che fu il palazzo quattrocentesco del Cardinale Bartolomeo Roverella – progettato ma incompiuto dall’architetto del Duca d’Este Ercole I, Biagio Rossetti – le accoglie in un ideale “rovesciamento dei flussi” sempre avvincente. Palazzo Roverella e Francesco Parisi si confermano anche quest’anno una coppia vincente, in attesa del giapponismo… ad maiora!

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