Sacro e profano nella pittura di Giuseppe Siracusa

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Nato a Messina nel 1986, Giuseppe Siracusa sin dall’infanzia nutre un grande amore per il disegno e per l’arte. Ha iniziato a dipingere ad olio da ragazzino frequentando un corso di pittura, per poi proseguire da autodidatta.

 

in kitsch

In Kitsch We Trust (dettaglio), 2015

 

Il dialogo col passato, scevro da nostalgie, è fondamentale per ogni vero artista: è la leva e il presupposto per sviluppare un proprio linguaggio, tenendo salde tecnica ed espressione, a loro volta congiunte alla libertà immaginativa. Siracusa ha ben presente questa premessa, se così afferma: «Col tempo quello che inizialmente era stato un amore per le atmosfere ombrose del Seicento Napoletano e Olandese e della pittura accademica ottocentesca si è trasformato in una necessità quasi fisica. Con l’età certamente ho assunto un atteggiamento di maggior distacco e la componente emotiva è stata stemperata dalle riflessioni teoriche e compositive». L’arte, infatti, diventa qualcosa d’altro se in essa non sono fuse la dimensione tecnica e quella concettuale: la contemporaneità – come spesso abbiamo ripetuto – scindendo quelle due sfere, polarizzandole fino alle estreme conseguenze, ha dato vita a qualcosa di diverso dall’arte, ma non inferiore all’arte: semplicemente parallela all’arte. Il vero artista è chi si consacra totalmente allo studio profondo sia della tecnica che della teoria artistica.

Il Novecento e i filoni contemporanei iniziano ad affascinare Siracusa a partire dall’adolescenza: «hanno certamente contribuito a modificare il mio approccio, penso ad esempio all’Azionismo Viennese e a Matthew Barney. Il mio riferimento estetico prediletto rimane comunque l’Ottocento, amo molto Morelli, Sciuti, Benczur o artisti a cavallo del secolo come Andrea Alfano, Sartorio e Sargent che considero come dei punti ideali cui tendere a livello formale». E’ nell’apertura verso differenti espressioni che si riconosce l’intelligenza di un artista: non si tratta di citazionismo o appropriazione fine a se stessa, ma di ripartire dalle conquiste del passato per far rivivere il senso dell’immagine (e non il superamento o la distruzione dell’immagine: cosa che a quel punto negherebbe l’essenza stessa dell’arte).

 

Senza Titolo carboncino su carta 2015Il corpo umano è al centro della ricerca di Siracusa, osservato, come dice lui, «in maniera oggettiva, filtrandolo poi con la mia gestualità». Così precisa l’artista tale aspetto: «La posizione di partenza la percepisco come materialista ed ho l’impressione di dipingere un corpo come un oggetto qualsiasi, nella sua qualità di carne appesa ad uno scheletro. Dev’essere stato una sorta di impulso erotico inizialmente a spingermi a dipingere questi corpi e la volontà di elevarli in qualche maniera, di conferirgli una dignità superiore alla semplice ‘accettazione’, a farmi inserire simboli quali le aureole o adottare impostazioni tipiche di altari o ancora a conferirgli attraverso gli abiti un rango diverso. I primi di questi lavori erano nati dalla rielaborazione di immagini pornografiche o opere di pittori del passato, ero quindi fortemente vincolato a livello compositivo, negli ultimi anni ho invece preferito avere un maggiore controllo sul risultato finale lavorando con modelli».

 

Giuseppe Siracusa - Altare da Viaggio I 2016 1 (Aperto)

Altare da viaggio II, 2016

 

Lungi dal risultare blasfeme, le sue opere coniugano in maniera geniale la carnalità e il sacro: l’artista – così interpretiamo, arricchendo la sua spiegazione summenzionata – riesce a fondere queste sfere antitetiche, facendo assurgere l’immagine a un livello in cui si dissolve ogni frattura, in cui la bellezza non appartiene più né all’iperuranio né alla terra, ma riacquista il suo significato umano, nella dimensione – la nostra – in cui il dissidio si placa, giacché è nell’uomo che si specchiano questi due mondi, ossia lo spirito e la carne, la materia e l’idea, il desiderio sensuale e l’anelito alla metafisica.

 

Madonna Olio e vernice su tela cm 40x30 2018

Madonna, 2018

 

La Madonna che qui presentiamo – per festeggiare il Natale 2018 -, è un’opera di modeste dimensioni eseguita per una commissione privata. Siracusa ci spiega la storia dell’elaborazione del dipinto: «Come altre volte, il committente mi ha chiesto di vedere prima dei disegni con differenti possibilità compositive. Ho preparato due varianti: la prima era una composizione con la madonna che dà le spalle alla fonte luminosa, dalle suggestioni che avevo avuto dalla Madonna del Passero di Guercino a Bologna; la seconda è quella che ho poi realizzato e per la quale non ho avuto dei riferimenti diretti; non a livello cosciente quantomeno; tanto più che in genere mi limito a dare delle indicazioni di massima ai modelli lasciando ampi margini, in questo caso il bambino ha deciso tutto mettendosi comodo».

particolare madonna

Quel che colpisce e che innamora è il carattere umanissimo del volto di Maria: un profilo mediterraneo piegato a contemplare il bimbo. Questi a sua volta ci osserva, con la stessa naturalezza di un infante, ignaro del suo destino. Nessuna distaccata solennità né simboli scontati o auliche atmosfere: è un’immagine semplice, toccante, dolcissima, e perciò remota dall’immaginazione contemporanea, e forse per questo perfetta: perché fuori dal tempo, e non soggiogata all’ideologia dell’arte come mero specchio del tempo in cui è incapsulata.

 

Sacello 2017 dimensioni ambientali 2

Installazione Sacello, 2017

 

L’installazione Sacello è stata realizzata in occasione di un festival, come una sorta di «tempio laico»: una di fronte all’altra sono state messe due tele, la ‘Mater Libidinosa’ e una tela realizzata per quell’evento con una figura femminile con una cicatrice da parto (la scelta è ricaduta per una questione di continuità su due ‘Mater’), e davanti alle opere sono state  posizionati due inginocchiatoi, realizzati con materiali di recupero; a rendere ancor più suggestiva l’atmosfera è stata la musica scelta: la Liturgia di San Giovanni Crisostomo di Rachmaninov. L’artista ci racconta la reazione del pubblico, sicuramente colpito dal suo lavoro: «L’atmosfera era molto estetizzante e l’installazione ha preso una direzione inaspettata quando diversi dei visitatori hanno iniziato ad inginocchiarsi». L’arte, quando raggiunge il dominio dei mezzi espressivi e allorché compie la sua precipua missione, ovvero la comunicazione, riesce a emozionare il contemplante: oggi le correnti dominanti perseguono invece lo shock, aggrediscono il pubblico, rinunciando a comunicare. Come teorizzavano il russo Wladimir Weidlé e l’austriaco Hans Sedlmayr – storici dell’arte dimenticati -: «L’arte è linguaggio e il linguaggio esiste per essere compreso» (Hans Sedlmayr, Arte e verità. Per una teoria e un metodo della storia dell’arte, 1976, p. 298)

Il pittore siciliano, come aveva fatto Michelangelo, spoglia i suoi santi, in quanto, come spiega lui stesso, «la nudità è il modo più onesto di presentare un corpo». La nudità, certamente, è rinuncia all’esteriorità, all’artificio, incarna la verità: un concetto che deve essere alla base della creazione artistica.

 

Sacello 2017 dimensioni ambientali 3

Installazione Sacello, 2017

 

La ricerca di Siracusa fugge dall’incasellamento: esplora e indaga diversi temi e stili, traendo suggestioni sia dal passato che dalla contemporaneità; non intende né accontentare i noiosi moralisti né darsi in pasto agli pseudo-intellettuali sofisti della sedicente arte oggi dominante. Sacro e profano, misticismo e carnalità si fondono: artista è chi possiede una propria cifra e un proprio metodo, e chi, allo stesso tempo, sa ottemperare alle commissioni, si apre al dialogo ed è cosciente di avere una responsabilità verso il pubblico. L’arista autentico, pertanto, sa che deve comunicare e non spiazzare. Giuseppe Siracusa dimostra di conoscere questi principi oggi così trascurati, ed è per tale ragione che merita di essere scoperto e conosciuto.

 

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Senza Titolo, Serie ‘Santi’, 2015

 

 

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