Nella casa di Carlo Del Bravo

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

 

Firenze … la mia patria dell’anima, in una piovosa e fredda giornata di fine gennaio.

 

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Il lungo piano di travertino della scrivania dove il Maestro si sedeva di prima mattina per studiare

 

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Profilo di una testa in marmo di Bruno Innocenti (1906-1986)

 

La casa di Carlo Del Bravo, grande storico dell’arte che ci ha lasciati il 12 agosto del 2017, è uno scrigno di magnifiche opere: marmi dell’antichità romana, una testa rinascimentale del Tribolo, un dipinto del Seicento (una tela di Jacopo Vignali ci ricorda come egli fosse, negli anni ’60, uno dei riscopritori di quel periodo ancora poco considerato). Alle pareti anche accademici italiani e francesi, come Antonio Ciseri e Jean-Jacques Henner: Del Bravo, infatti, fu tra i primi a ristudiare quegli artisti, così bistrattati o trascurati dalla critica di stampo longhiano. Lorenzo Bartolini, Émile-Antoine Bourdelle e altri maestri. E poi scultori e artisti suoi amici del Novecento e di oggi: Bruno Innocenti – che lo raffigurò in un bronzo -, Giovanni Colacicchi e i dipinti incantati di Rodolfo Meli, con cui il Professore intrattenne un rapporto umano e artistico quasi trentennale.

 

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Busto in gesso di Lorenzo Bartolini (raffigurante sua moglie) e l’Ispirazione di Rodolfo Meli, 1988

 

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Rodolfo Meli, La piscina (particolare), 1992-1993

E’ una collezione che riflette i suoi interessi e i suoi gusti, nonché il suo coraggio, dato che per queste preferenze fu incompreso dal suo maestro e da altri storici dell’arte. Di Del Bravo emerge chiaramente il suo amore per la bellezza, per la figura umana rappresentata in tutta la sua armonia e integrità: una bellezza mai stucchevole o disimpegnata, ma carica anzi di significati. Le opere scelte rispecchiano, su un piano trasfigurato, i suoi pensieri profondi e la sua vita.

Quella difesa e promossa da Del Bravo è un’arte che non rinuncia alla storia, alla vita, al sentimento, al mito, e al dialogo col passato.

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Una testa romana, un vaso d’alabastro di Cerone, testa del Tribolo. Alle pareti Renzo Dotti, contemporaneo, e maestri ottocenteschi

 

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Rodolfo Meli, L’amore dell’arte – Omaggio a Colacicchi, 1993

 

Presto queste opere lasceranno la dimora fiorentina per essere ricollocate in un museo fuori città, come il Professore stesso aveva stabilito due anni prima della scomparsa, di modo che la sua collezione d’arte fosse godibile a tutti.

 

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Bronzo di Innocenti raffigurante il giovane Del Bravo e il San Sebastiano di Meli del 2007

 

Malgrado oggi la bellezza sia un concetto che fa sghignazzare i benpensanti, esiste ancora la libertà di scelta di credere in quella dimensione: una bellezza non meramente estetica, ma profondamente etica, che anche oggi può avere un senso e un compito. Si può non seguire una simile ottica, ma va riconosciuto a Del Bravo la sua impresa pionieristica di riscoperta di artisti di qualità che rischiarono l’oblio o la dispersione dei loro lavori, l’amore per l’insegnamento rivolto ai giovani, e inoltre l’essere stato una voce fuori dal coro, mai scoraggiato dagli assolutismi o dalle chiusure mentali.

 

Gli occhi scolpiti o dipinti delle opere d’arte che riempiono gli spazi di quella casa ci guardano da epoche ormai tramontate, da un mondo di idee oggi non più condivise, da visioni e passioni ora spente. Nonostante il passar del tempo, l’amore per ciò che è prezioso ed elevato vivrà sempre nell’uomo, forse anche nella nostra epoca post-human: un amore che non è ostacolo, bensì una forza, un ideale da difendere di fronte a chi ci biasima.

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Rodolfo Meli, Volto (particolare), 2016

 

 

 

Le foto sono state da me scattate a Firenze il 30 gennaio 2019. Ringrazio il Professor Lorenzo Gnocchi per avermi accompagnato nella casa del suo (anzi nostro) Maestro, illustrandomi la collezione. 

3 pensieri su “Nella casa di Carlo Del Bravo

    1. Grazie Donato. E’ una linea artistica e di pensiero che oggi risulta ‘inadeguata’ alla contemporaneità ideologica, ma ci crediamo lo stesso. Ci deve essere libertà anche in questo ambito: scegliere una bellezza ricca di significato e darle senso anche oggi.

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