Giovanni Paolo Bedini, pittore bolognese

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

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Presso Palazzo d’Accursio a Bologna ha avuto luogo una mostra – la prima monografica sull’artista – che ha presentato al pubblico Giovanni  Paolo Bedini (1844-1924), un pittore pressoché sconosciuto.

L’esposizione ha tracciato una panoramica generale sulla sua produzione: nature morte, donne in costume tradizionale, paesaggi, ma soprattutto dipinti di gusto neo-rococò, un genere assai apprezzato dagli ambienti borghesi che ebbe una notevole diffusione verso la fine dell’Ottocento.

La prima mostra a cui partecipò il pittore bolognese fu quella della Triennale di Reggio Emilia nel 1867, ove espose un dipinto con un soggetto tratto dalla storia rinascimentale: dalla scelta del tema possiamo evincere un’impostazione artistica legata alla tradizione, assorbita per il tramite della formazione accademica, e una scarsa ricettività delle istanze del realismo, del simbolismo o delle altre linee pittoriche coeve.

Dopo essersi diplomato all’Accademia nel 1870, iniziò a esporre in diverse sedi: presso le Promotrici di Torino, Genova, Firenze, e alle mostre di Brera a Milano e a Ferrara.

Bedini, malgrado oggi non sia così noto, ricoprì incarichi di prestigio: fu Direttore della Scuola Professionale per le Arti Decorative di Bologna, nonché docente – a partire dal 1894 – presso l’Accademia di Belle Arti di quella città, dove egli stesso, come s’è detto, si era formato da giovane.

 

Vi proponiamo queste opere apparentemente frivole e spensierate come provocazione: se uno dei soliti argomenti di certa critica, a sostegno del rigore che deve guidare l’esegesi anche delle ricerche più spiazzanti o discutibili, è che l’opera costituisca in ogni modo un documento dell’epoca, allora pure questi dipinti vanno considerati tali. Chi può rivendicare a sé il diritto di stabilire quale documento sia più rappresentativo di un periodo, e chi decide cosa è provinciale o non degno di essere considerato? Argan, giudicandoli con biasimo, adombrò i Macchiaioli, e altri prima di lui consideravano le avanguardie storiche come l’ultimo conato di vomito di una società borghese degenerata: e per ironia della sorte sono diventate poi il perno teorico e formale di tutta la galassia delle espressioni visive di oggi (correnti che rimuginano ancora sull’operare di Duchamp, travisandone gli intenti – che erano di critica e non relativi all’arte!). La verità è che il rigore e l’imparzialità sono un’astrazione: sono la fortuna critica, l’astuzia, l’ideologia, la capacità di vendere o propinare idee e opere, a decidere cosa ricordare e cosa dimenticare. E per concludere la polemica: ogni oggetto prodotto dall’uomo è un documento, come tutta l’arte è documento, ma non tutti i documenti sono arte.

 

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La veste nuova

 

Opera scelta come locandina dell’esposizione è La veste nuova, dipinto emblematico del filone in cui si inseriva l’artista bolognese: è un’immagine che esalta lo sfarzo, la mondanità e la vanità femminile – che il grande specchio dietro alla dama amplifica concettualmente. Ragguardevole è la ricercatezza nella rappresentazione dei dettagli: si osservi a tal proposito la resa virtuosistica del raso del raffinato abito rosa.

 

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Dama elegante seduta in salotto mentre gioca con un gatto

 

Bedini descrisse, inserendola all’interno di lussuosi interni, la gaia esistenza delle nobildonne, intente nelle più disparate attività e immerse in un’atmosfera svagata e ilare, al riparo dal mondo e dai fardelli del popolo. Le pennellate, in alcune opere, riprendono l’effetto spumoso della pittura settecentesca o dei bellissimi pastelli di quell’epoca.

 

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La lettera (particolare)

Federico Zeri commentò questo genere – la cui nascita faceva risalire a Jean-Louis Meissonier – esprimendo un giudizio ambiguo: «sono inorridito e affascinato da questi quadri», è una pittura che «potrebbe essere definita Kitsch, anzi high-brow Kitsch, perché il dato tecnico vi è molto sottile» (F. Zeri, Cardinali e Kitsch in Orto aperto, Longanesi 2008, pp. 105-109).

 

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Concerto. Costumi del Settecento (particolare)

 

Sono state esposte altresì – al fine di agevolare il confronto con altri esempi di quel tipo di pittura contemporanea a Bedini – opere di Raffaelo Sorbi, anch’egli nostalgico dei costumi e della storia del Settecento, e di Giuseppe Boldini, maestro altissimo di eleganza e cantore di raffinate atmosfere.

 

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In salotto (particolare)

 

Talune opere, tuttavia, mostrano di Bedini un lato più profondo e scevro di stucchevoli maniere: in esse incontriamo sguardi estremamente espressivi, pieni di pathos, o incantati. Il pittore si focalizza sul sentimento o sulla pura bellezza, senza adorni o vanità, diversamente dagli altri quadri presentati.

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L’anniversario (particolare)

 

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La modella

 

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Canto di allodole (contadina emiliana)

 

Il delicato pennello del bolognese ha dato vita a realistici volti di donne del popolo o ai profili innocenti della fanciullezza. Forse è in questi quadri che si esprime la parte più autentica di Bedini: artista, infatti, è chi sa adattarsi alle commissioni, modificando registro stilistico ed espressivo a seconda delle circostanze, e per meglio descrivere o esaltare il soggetto che intende indagare.

 

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Elsa, 1914-15

 

Le opere neo-rococò di Bedini documentano la nostalgia e il gusto di retroguardia di certi ambienti, i quali forse – desiderando opere del genere – esprimevano l’insofferenza per un mondo che, all’interno di un ineludibile mutamento, viveva grandi contraddizioni: la speranza del progresso alimentato dalle correnti del positivismo, e poi il suo superamento; l’inizio dell’età della macchina, dell’industria, che metteva in crisi le concezioni dell’arte e la tradizione. Alcune tendenze spingevano in direzione della modernità, esaltando la vorticosa velocità che stava ubriacando l’uomo occidentale, come l’Impressionismo, altre correnti invece – come quella che vediamo qui, o in maniera diversissima il Simbolismo – si rifugiavano pateticamente nel passato, fantasticando su un’epoca chiusasi nel sangue della rivoluzione francese e dell’età del terrore, sognando e idealizzando un Ancien régime rimpianto per le sue gaiezze e sontuosità: ognuno, nella fuga dal presente, sogna il proprio personale passato o futuro.

 

 

Le foto sono state scattate dall’autore dell’articolo il 2 febbraio 2019 a Bologna. 

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