Giuseppe Balbo, artista e personalità poliedrica

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

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Nato a Bordighera nel 1902, Giuseppe Balbo fu pittore, scultore, professore, curatore, operatore culturale nonché scrittore. La sua personalità curiosa, aperta e avida di scoperte lo portò, trentenne, a vivere, combattere e lavorare in Africa, e a organizzare, una volta tornato nella città natale nel secondo dopoguerra, una serie di mostre con opere degli artisti più di rottura del suo tempo, come Pollock e Gorky.

Ora, ricalcando l’esposizione fatta da chi scrive durante la conferenza ARTISTE E ARTISTI LIGURI DEL ‘900, svoltasi presso il Museo Civico di Saremo il 9 maggio 2019, tracceremo sinteticamente la sua biografia, concentrandoci sulle opere e gli eventi a nostro avviso salienti.

 

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Foto nel suo studio, 1928

 

1924 il soldato - olio 18x24Giuseppe Balbo, Soldato, 1924.

 

Sotto la guida di Andrea Marchisio, Professore all’Albertina di Torino, Balbo acquisì una salda padronanza tecnica; tuttavia furono molteplici le suggestioni ricevute da giovane: il primo e il secondo futurismo e soprattutto la scultura di Adolfo Wildt, come è evidente nell’autoritratto del 1927, caratterizzato da un volto severissimo e austero.

 

 

Giuseppe Balbo, Autoritratto, 1927

 

algeri balboTra il 1931-32 compì un viaggio di studio a bordo di un camper alla volta del Nord Africa: Tunisia, Algeria e Marocco. In alcuni acquarelli  eseguiti in quel periodo (si veda qui Algeri del 1932) l’artista ligure riuscì a cogliere in maniera icastica e lirica il trascorrere del tempo e la luce di quelle terre – che avevano innamorato altri famosi artisti come Klee e Matisse. In Africa Balbo rimase per molti anni, dato che combatté nella guerra italo-etiopica. Dal ‘41 al ’45 fu prigioniero di guerra in Kenya, e nonostante ciò continuò la sua attività artistica, organizzando spettacoli teatrali e insegnando pittura ai suoi commilitoni.

 

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Giuseppe Balbo, Kenya – panni stesi, 1944

 

Tornato nel ’46 nella sua città natale, iniziò a tenere lezioni di pittura per poi andare a insegnare a Diano Marina e a Ventimiglia. La sua scuola fece ritorno a Bordighera nel 1971: quella che si chiamava Accademia della Riviera dei Fiori oggi porta il suo nome, e continua la sua missione nel segno dell’arte e del suo insegnamento.

Balbo fu un maestro severo, segnatamente sul metodo, ma al contempo generoso e attento nel curare l’inclinazione dei suoi allievi; con questi Balbo andava in campagna a dipingere en plein air, a osservare e contemplare la bellezza della natura. Nelle sue struggenti marine è evidente questo amore; le pennellate sono stese assai liberamente, a volte avvicinandosi agli stilemi dell’Informale, corrente dominante degli anni Cinquanta, che l’artista conosceva e apprezzava, tanto che realizzò una serie di acquarelli di stampo informale e astratto.

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Giuseppe Balbo, Marina, 1955

 

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Dal 1952 al 1957 Balbo – come accennato nell’introduzione – organizzò a Bordighera ben 4 edizioni della Mostra di pittura Americana, evento a cui presero parte figure famose del collezionismo e dell’arte del Novecento: Peggy Guggenheim e Jean Cocteau in primis. Furono esposte opere di Pollock, di Gorky, di Man Ray e di altri nomi di rilievo di quel periodo, sia delle ricerche più avanguardiste sia legati al figurativo, tra cui Edward Hopper.

 

 

 

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Jackson Pollock, Sea change, 1947

 

L’artista aveva tentato di sprovincializzare il suo contesto, di infondergli un respiro internazionale, ma il progetto tramontò nel 1957, anno dell’ultima edizione delle mostre: la causa è da imputare sia ai pochi finanziamenti delle autorità locali sia alla chiusura mentale dei suoi concittadini, i quali dimostrano poco entusiasmo per quel tipo di manifestazione.

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Giuseppe Balbo e Jean Cocteau

 

Tra le sue ultime imprese che desideriamo ricordare spicca quella del Santuario della Madonna dei Fiori, nella sua città natale, che lo vide coinvolto dal 1975 al 1979. Per questa chiesa Balbo realizzò una Crocifissione, il portale, e all’interno dell’edificio il ciclo della Via Crucis e la pala d’altare.

 

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In una intensa sineddoche, un frammento pregnante, Balbo sottolinea il petto di Cristo che, seppur ferito e segnato dall’odio del mondo, è largo, pieno dell’ultimo battito di un cuore che ha amato senza limiti; il volto è ormai sprofondato nella morte: dunque tutto è compiuto.

Ma è la pala d’altare col soggetto della Resurrezione ad essere tra le opere più riuscite dell’impresa del Santuario: l’iconografia si basa evidentemente su quella rinascimentale (si pensi alle interpretazioni di Piero della Francesca o di Andrea del Castagno).

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Il Cristo, vigoroso e dalla pelle eburnea e luminosa, si libera dal sudario della morte: il mistero della resurrezione è accolto con abbandono da chi ha dimostrato uno spirito puro e tenace, come i santi rappresentati ai lati della scena, rapiti nella contemplazione, ma chi invece è spiritualmente assopito, prigioniero della violenza come i due soldati romani addormentati sotto il sepolcro, non è in grado di comprendere quella dirimente e sconvolgente rivelazione.

Quella del Santuario a Bordighera fu un’impresa a cui l’artista ligure tenne particolarmente, infatti domandava spesso a sé stesso e al Parroco Alfonso Alberti – committente delle opere – se sarebbe riuscito a completarla prima della morte.

 

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Gli occhi dell’autoritratto del 1979, eseguito un anno prima della scomparsa, sono lucidi e consapevoli; il tratto della matita, malgrado l’età avanzata, è deciso. Morirà l’anno successivo all’ospedale di Ventimiglia.

Balbo fu un artista poliedrico, completo, che consacrò la sua vita all’arte, alla divulgazione culturale e all’insegnamento rivolto ai giovani. Dimostrò un’apertura intellettuale – oggigiorno così rara – se si pensa che fu un artista figurativo ma interessato a sperimentare e a studiare linguaggi diversi. E’ una personalità che dobbiamo sempre ricordare e che forse merita di essere ancora approfondita.

 

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Giuseppe Balbo con Fez, 1933

 

 

Ringrazio immensamente Marco Balbo, pronipote dell’artista, per avermi fornito le foto, il materiale e i dati con cui si è ricostruita la vicenda umana e artistica di questa figura (Marco è curatore altresì del sito www.giuseppebalbo.it). La foto del Crocifisso e della pala d’altare del Santuario della Madonna dei Fiori sono state da me scattate il 23 marzo 2019. 

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