Su alcune opere e sulla ricerca di Renata Cuneo, artista del ‘900

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

La scultrice e ceramista savonese Renata Cuneo (1903-1995) – a seguito di alcune polemiche – scrisse una lettera, pubblicata nel 1946 sul giornale “Il lavoro nuovo”, in cui espose con lucidità la propria concezione dell’arte, in risposta ai dilettantismi che proliferavano in quegli anni. La Cuneo riteneva che l’artista avesse un’importante responsabilità etica e sociale: una missione da adempiere con serietà e sincerità. Inoltre, secondo la scultrice, l’artista doveva consacrarsi totalmente alla sua vocazione, concentrandosi sul suo lavoro, che comprendeva non semplicemente il dominio della tecnica, ma l’impegno di trasmettere un messaggio e un contenuto pregnante.

 

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Allegoria della scultura, particolare del gesso dell’opera La Civiltà, 1958

 

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Tale ordine di idee si espresse concretamente nella produzione della Cuneo attraverso l’impegno nella realizzazione di opere monumentali pubbliche a Savona, in cui diede voce a una dimensione corale e identitaria. Un esempio di notevole valore è il Monumento al marinaio del 1986, collocato nella Vecchia Darsena: nessuna retorica o virtuosismi monumentalisti, ma un’immagine sobria, colta nella sua grande dignità e bellezza. Lo sguardo del personaggio è rivolto verso l’infinito orizzonte del mare… quel mare che dà senso e significato all’opera. 

 

 

 

 

 

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Più spettacolare e dinamico è invece il gruppo statuario in bronzo de L’uomo e lo squalo, che decora la fontana di Piazza Marconi inaugurata nel 1963

 

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L’immagine dell’uomo che combatte con un animale allude alla lotta intrapresa dalla forza della ragione contro la brutalità e l’istintività animalesca celate nello spirito umano: un soggetto già affrontato da altri artisti del Novecento, come Romano Romanelli nell’Ercole che lotta con il leone del 1935 in Piazza Ognissanti a Firenze. Un ulteriore significato dell’opera della Cuneo è legato al ruolo marittimo di Savona, alla sua importanza come porto, quindi al suo secolare ‘dominio’ sul mare.

 

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Si osserva nella parte superiore del gruppo una forza centrifuga, che conduce le due figure a staccarsi e ad allontanarsi l’una dall’altra: l’uomo, temerario e determinato, vede già all’orizzonte la vittoria, mentre l’animale, che tenta fino all’ultimo di divincolarsi, ‘urla’ il proprio dolore al cielo.

 

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A pochi passi da Piazza Marconi si trova il palazzo di Via dei Vegerio, per cui la Cuneo realizzò negli anni Trenta sei poderosi atlanti: due figure di Ercole – che ha come copricapo la leontè – dal terribile sguardo, e quattro figure ispirate agli scaricatori del porto, rappresentati con dei sacchi sulla testa, come in effetti lavoravano quegli uomini. 

 

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In queste sculture l’artista savonese seppe coniugare la solennità e la magniloquenza tipica della decorazione dei palazzi nobiliari con aspetti tratti dalla realtà.

 

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Il gesso della figura di Ercole è conservato presso la fortezza del Priamàr, dove si trova il suo museo con le opere che la Cuneo donò al Comune di Savona nel 1986 (50 sculture, 28 gessi, 150 disegni).

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Rilievo in pietra rossa portasanta con San Raffaele e Tobiolo, facciata della chiesa di San Raffaele al porto, Savona, 1952

 

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Eguale impegno fu dimostrato dalla Cuneo nell’arte sacra, ambito in cui l’artista eccelse particolarmente. Nella chiesa di San Michele al porto, collocate sulle pareti dell’arco del presbiterio – dunque secondo la disposizione tipica di età medievale – vi sono i personaggi del gruppo dell’Annunciazione, eseguito in terracotta a ingobbio nel 1966.

 

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Ritornano in queste opere memorie fiorentine: la scultura quattrocentesca, Donatello e Della Robbia, ammirati e studiati durante gli anni dell’Accademia a Firenze, dal 1922 al 1927, dove ebbe come professori Domenico Trentacoste e Giuseppe Graziosi. L’arte toscana del Rinascimento fu sempre il perno e la principale fonte di ispirazione della sua immaginazione, rielaborata e riletta con originalità e intensità.

 

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Il volto del Cristo crocifisso – per la scultrice il migliore da lei realizzato – rivela un’umanità toccante: un’immagine remota sia da ieratici idealismi sia da atroci deformazioni. Questo equilibrio tra idea e realtà, tra spirito e carne, che le opere della Cuneo incarnano icasticamente, è oramai un concetto eclissato e rifiutato dai filoni principali dell’arte contemporanea. Anche la figurazione odierna spesso non riesce a raggiungere questo equilibrio, questa complementarietà: ma è alla linea del figurativo che spetta il compito di non far naufragare definitivamente la tradizione, di farla rivivere senza forzature, di darle un nuovo senso, aprendosi anche alla sperimentazione.

 

Nel 1981 l’artista savonese tornò nella sua patria dell’anima, con una mostra personale a Palazzo Strozzi, curata dal grande storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti. La Cuneo, nel corso della sua lunga carriera aveva ricevuto i plausi di molte personalità, sia artisti che critici, tra cui Adolfo Wildt, Pier Carlo Santini e Arturo Martini – quest’ultimo particolarmente severo nei confronti dei colleghi a lui coevi, tanto da aver constatato nel suo libro La scultura lingua morta, scritto nel 1943, l’impasse e l’inadeguatezza in cui languiva la scultura nell’età contemporanea. 

 

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Renata Cuneo, la prima donna ad avere avuto una sua sala personale alla Biennale di Venezia nel 1942, merita di essere maggiormente conosciuta. Ci impegniamo quindi a divulgare presso il grande pubblico la conoscenza delle sue opere, che possono essere ammirate dal vivo a Savona: nella città e nel museo dedicato alla scultrice, aperto il martedì dalle 11:00 alle 13:00.

Su ARTEOGGI era stato pubblicato già un articolo, più conciso, sull’artista: https://arteoggiblog.wordpress.com/2017/01/11/renata-cuneo-scultrice-savonese-del-novecento/

 

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Il muratorino (particolare), 1946

 

 

Ringrazio immensamente l’Architetto Pasquale Gabbaria Mistrangelo per avermi aiutato ad approfondire i miei studi sulla scultrice – che fu sua amica e di cui fu garante della donazione – mostrandomi dal vivo diversi suoi lavori. Le foto delle opere qui pubblicate sono state scattate a Savona da chi scrive il 18 giugno del 2019.

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