Una mostra su Paolo Gaidano, pittore piemontese

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

Presso Palazzo Lascaris a Torino si è tenuta, dal 18 ottobre al 29 novembre, la mostra “Paolo Gaidano. Il mutevole volto di un artista” curata da Franco Pavese, ove sono state presentate al pubblico 40 opere (dipinti, bozzetti e grafica).

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Autoritratto, 1889

Nel nostro paese prosegue felicemente la riscoperta di molti artisti vissuti tra Otto e Novecento rimasti sostanzialmente fedeli ai soggetti e alle tecniche tradizionali – si ricordi a proposito la mostra su Bedini a Bologna. All’interno della rubrica “Sguardi sull’Ottocento” il nostro blog ARTEOGGI ospita il presente articolo dedicato a un pittore dimenticato nato a Poirino (TO) nel 1861 e morto nel 1916, che fu attivo soprattutto nella provincia di Torino.

 

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Giovanna D’Arco, 1893

 

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Il curatore ha sottolineato come il silenzio della critica e la poca diffusione del nome del pittore abbia come causa il carattere e la personalità di Gaidano: egli, infatti, fu sempre refrattario, chiuso e poco a suo agio all’interno della mondanità. Era entrato all’Accademia Albertina di Torino nel 1875 all’età di quattordici anni, per diplomarsi nel 1878. 

Il quasi coetaneo Giacomo Grosso (1860-1938) – professore all’Albertina e assai introdotto in ambienti sia aristocratici che borghesi – aveva un’alta stima di Gaidano, tanto è vero che lo considerava non un semplice pittore ma un artista, giacché la sua ricerca intendeva svincolarsi dagli schemi ingessati tipici dell’arte accademica.

 

 

 

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Ritratto di Giacomo Grosso, 1910

 

La mostra si è focalizzata su diverse tematiche, ma qui considereremo solo alcune opere.

 

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Fratelli Galimberti, bozzetto

 

Di superba bellezza – l’opera probabilmente più ammirevole dell’esposizione – è il disegno realizzato in pastello e biacca raffigurante una fanciulla: lo sguardo trasognato, la posa lievemente languida, ricordano quelli dei ragazzi dipinti da Antonio Mancini; tuttavia qui si avverte una maggiore dolcezza, sia nella resa formale che nella concezione del soggetto. Le gote rosse, la tipologia del volto, il ductus con cui è creata l’immagine paiono rievocare la pittura seicentesca: un riferimento fondamentale, insieme all’arte rinascimentale, per Gaidano.

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Figura di fanciulla (particolare), 1897

 

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Manon Lescaut, 1906

 

Il pittore piemontese affrontò temi relati alla letteratura, come le allegorie ispirate a William Shakespeare, eseguite per un committente inglese tra 1900 e 1901. In mostra, inoltre, è esposta la grande tela il cui soggetto è tratto da Manon Lescaut, opera di Giacomo Puccini, la cui prima rappresentazione ebbe luogo nel 1893: è raffigurato il momento in cui Renato Des Grieux soccorre l’amata Manon – sfinita dall’ennesima fuga – che sta per esalare l’ultimo respiro. L’attenzione all’episodio e la tragica solennità con cui è svolta la scena hanno un’intensità affine a quella ravvisabile nei quadri di alcuni pittori seicenteschi, come il Guercino, con gli episodi di Tancredi ed Erminia, protagonisti della Gerusalemme liberata del Tasso.

Altresì la quotidianità, i momenti vissuti nell’intimità domestica, in ambienti piacevoli, ma anche in quelli più umili, furono oggetto di interesse da parte dell’artista, costantemente attento sia alla descrizione del contesto sia a quella dei sentimenti umani.

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La sorpresa, 1893

Un tono dimesso e un’atmosfera mesta contraddistinguono l’opera Madre e figlia: una anziana madre preoccupata elargisce consigli alla figlia in vista della vita da adulta, forse in città, in cui l’aspettano prove difficili e una realtà spietata. Quello dipinto da Gaidano è un affondo nella vita, una sonda lanciata in una dimensione realistica in cui vengono indagati sia i dettagli formali (espressioni e abiti) sia gli aspetti dell’interiorità e della psicologia umana. 

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Madre e figlia

 

Il pittore piemontese fu un eccezionale interprete di arte sacra, come dimostrano le molte commissioni che ricevette dalla Chiesa. La sua maggiore impresa in questo campo fu senza dubbio la decorazione della Cattedrale di Carignano, portata a termine nel 1885 quando Gaidano aveva 24 anni, e l’impresa pittorica nel presbiterio del Santuario del Sacro Cuore a Bussana (Sanremo), con la grande scena della Crocifissione (che regge, a nostro avviso, il confronto con i migliori maestri del passato).

 

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Crocifissione (particolare), Santuario del Sacro Cuore, Bussana (Sanremo), 1911

 

Il curatore Franco Pavesio ha selezionato sia bozzetti – eseguiti ad olio o in lapis su carta – che dipinti, alcuni dei quali provenienti da collezioni private, come l’Angelo adorante: il messaggero divino, i cui occhi son rapiti dalla divina visione, si staglia su uno sfondo dorato imitante le tessere di un mosaico; è un’opera che sia nel formato che nello stile, denuncia un riferimento all’arte quattro-cinquecentesca, rivisitata attraverso il filtro della pittura purista che a metà Ottocento ebbe in Italia come importante capofila Luigi Mussini; Gaidano si muoveva secondo noi sulla scia del purismo, per aprirsi però ad ulteriori suggestioni, approdando in tal modo a una personale reinterpretazione dell’arte del passato.

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Angelo adorante

Nell’opera Sacra Famiglia con colombe Gaidano diede vita a una rappresentazione in cui l’elemento sacro si impregna di una visione più quotidiana e umana, giungendo in questo modo a esiti analoghi alla pittura dei preraffaelliti inglesi. Nascevano allora nuove iconografie, nuove ambientazioni e atmosfere, che a volte spiazzarono il pubblico, ma che riflettevano in ogni un profondo sentimento verso il divino, in un’epoca in cui i filoni del positivismo e dello scetticismo stavano attecchendo.

 

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Sacra Famiglia con colombe

 

La rivalutazione di maestri figurativi, accademici, legati alla realtà, o radicati nelle tecniche tradizionali, sta vivendo una stagione feconda a Torino: si pensi alle varie esposizioni all’Accademia Albertina, come quella dedicata a Cesare Ferro Milone del 2018, o a quella più recente tenutasi presso la Fondazione Accorsi-Ometto dedicata a Vittorio Corcos. La mostra di Palazzo Lascaris si inserisce in queste positive iniziative volte a delineare una storia dell’arte nuova, più completa, più imparziale, impegnata a riportare alla luce artisti che realizzarono opere di elevata qualità, ma che a causa degli sconvolgimenti occorsi alla storia dell’arte, a causa delle ideologie e della sfortuna critica, precipitarono ingiustamente nell’oblio.

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Autoritratto, 1879

 

 

Le foto della mostra sono state scattate da chi scrive il 28 novembre 2019, mentre quella fatta a Bussana risale al 30 luglio 2019. 

3 pensieri su “Una mostra su Paolo Gaidano, pittore piemontese

  1. Buongiorno dottor Santiago, sono Franco Pavesio curatore della mostra sul Gaidano del novembre scorso a Palazzo Lascaris di Torino. Volevo complimentarmi per i suoi commenti alle opere esposte in mostra e per le bellissime fotografie. Sono felice che finalmente, un giovane critico d’arte, senza pregiudizi e preconcetti di natura stilistica, veda in Paolo Gaidano non solo un pittore ma un vero artista che sapeva miscelare sulla tela, con i colori, estetica e sentimento: quello che vedeva con quello che sentiva. La ricorrenza del centenario della morte di Paolo Gaidano è stata per me occasione di un grande lavoro ma, soprattutto, di grandi soddisfazioni. Lei ha contribuito a queste ultime. La ringrazio per quello che ha fatto e detto sulla mostra e su Paolo Gaidano. Se avrò occasione di dar vita a qualche altra iniziativa su Gaidano, sarò felice di informarla. Grazie, cordialmente, Franco Pavesio

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    1. Gentilissimo Dott. Pavesio. La ringrazio per il commento. Apprezzo molto il lavoro di chi si dedica a riscoprire artisti poco noti o divulgati. Gaidano è stato un artista nel vero senso del termine: è ora che si ribadisca l’irrinunciabilità dell’elemento tecnico all’interno dell’orizzonte artistico. Etica, estetica e tecnica, quando sono connesse con intelligenza e responsabilità, danno vita all’arte. C’è ancora un mondo sommerso di artisti caduti nell’oblio che va riportato a galla. Mi scriva pure alla mia mail: alex7985@msn.com A presto. Un cordiale saluto. Alessio Santiago Policarpo

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