Dall’arte alla natura con no-made

di Martina Savina

… anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo ed un orientamento ad esso, anche se non sembra che tu ti accorga che ogni vita sorge per il Tutto e per la felice condizione dell’universa armonia. Non per te, infatti, questa vita si svolge, ma tu, piuttosto, vieni generato per la vita cosmica (Platone, Leggi, Libro X 903c)

Durante il periodo di chiusura della quarantena abbiamo assistito a scene inedite di artisti, musicisti che si esibivano suonando i loro strumenti dal proprio balcone di casa per un pubblico improvvisato di vicini di casa e abitanti del quartiere. Dopo decenni di individualismo, ciò che sembrava ormai perduto, un rinnovato senso di solidarietà, si è manifestato grazie all’arte. L’arte è sin dagli albori della civiltà l’espressione più alta dell’animo umano, la parte più elevata dell’individuo per merito della quale i popoli si  sono sempre salvati, anche nei momenti più difficili, da un appiattimento culturale e spirituale: anche oggi e negli anni a venire saranno dunque gli artisti che, attraverso le loro opere, sapranno elevare in nostro animo. Dobbiamo perciò prendercene cura e sostenerli perché ancora una volta saranno essenziali alla sopravvivenza della nostra specie.

Tra le sue tante funzionalità, l’arte permette anche di guardare il mondo da un’altra dimensione, portando a far riflettere su valori vitali di primaria importanza: l’importanza delle relazioni, l’accoglienza, lo spirito di apertura agli altri, il rispetto per l’ambiente.

Questa premessa, forse non del tutto scontata, mi è utile per introdurre  alcune sintetiche considerazioni intorno a un gruppo di artisti che di questi particolari valori ha fatto un vero punto di forza. Si tratta del collettivo francese no-made (pronunciato “nomade” alla francese o “no-maid” all’inglese) che,  fondato alla fine degli anni ’90 dall’artista Denis Gibelin, ha puntato infatti sin dal principio a creare arte in spazi alternativi a quelli dei circuiti tradizionali del sistema dell’arte (musei, gallerie, ecc.), privilegiando cornici atipiche, sia urbane sia naturali, al fine di creare una dinamica e significativa comunicazione tra “oggetto” e “contenitore”, sempre basata sul rispetto delle tradizioni dei luoghi prescelti. Dichiara opportunamente Michèle Ramin, direttrice dell’Arboretum, che gli artisti no made « confient leurs oeuvres à la nature qui les re-sculpte à son tour », tanto che « les arbres deviennent […] les témoins silencieux de cette étrange métamorphose ».[1]

Nel corso degli anni, i luoghi scelti da no-made sono stati eterogenei: dall’Arboretum Marcel Kroenlein a Roure (Alpi Marittime) alla villa Roc Fleuri di Cap d’Ail – luoghi che, da alcuni anni, ospitano in modo permanente la produzione artistica del gruppo – al parco Valrose e alla facoltà di St. Jean d’Angely dell’Università di Nizza, al villaggio di Clans

Villa Roc Fleuri, Cap d’Ail

Gibelin definisce la corrente no-made «gruppo senza linea editoriale e direttiva precisa [che] si iscrive in un ampio movimento»,[2] riconoscendo alle sue stesse opere una posizione a metà tra Arte povera, Ready-made di Duchamp, e Land art[3], con la quale gli artisti no made condividono, quale punto di partenza della loro attività, lo scenario naturale, le cui leggi anche determinano l’effimera  durata delle loro opere, di cui tracce stabili sono unicamente fornite da disegni preparatori, fotografie, video ecc. con l’eccezione dell’arboreto di Roure il quale è diventato il “campo base”  delle opere no-made che saranno trasformate nel corso delle stagioni con il sole, la pioggia, il vento, la neve…

La vicinanza dell’arte no-made alle correnti artistiche ora richiamate si può del resto constatare assai facilmente in non poche opere di Gibelin, a cominciare dalla Torre di ghiaccio (Fig. 2) realizzata per la mostra Dématérialisation alla villa Roc Fleuri, oppure in La porte all’Arboretum di Roure (Fig. 3):

no-made ha in sé una doppia identità effimera e vagabonda che si costruisce sia all’esterno, con la ricerca e l’esplorazione di siti insoliti, sia all’interno, con artisti  «nomades dans l’esprit»[4] (no-made et l’arboretum, copertina catalogo 2017), tra i quali Ben, Ernest-Pignon Ernest, Jean Michel Folon, Nicolas Lavarenne, l’italiano Valerio Adami, solo per citarne alcuni.

Pur se diversi nel singolare modo di esprimersi, gli artisti no-made si presentano accomunati da non pochi tratti, oltre che da una sorprendente sensibilità umana: è anzi quest’ultima il tratto specifico, il valore aggiunto, di questo movimento artistico, in cui la componente relazionale è tanto importante quanto quella artistica.

Ne sono testimonianza diretta le parole dell’artista June Stapleton, che, in un’intervista del 12/09/2016, sottolineava infatti come «la partecipazione alle esposizioni sia più che altro un’occasione per discutere sull’arte, la vita e condividere idee con altri artisti».[5] Le stesse mostre ideate da Gibelin (Passe-ports méditerranéens, PourSuite, Flux, Acclimatation, Géophyte ecc.) mostrano un’alchimia straordinaria tra i vari artisti, alchimia che si riscopre da vent’anni durante le annuali esposizioni degli artisti presso il giardino (e il salone principale) della villa Roc Fleuri a Cap d’Ail, un edificio del XIX secolo situato sul Sentier des Douaniers. Quest’anno titolo l’esposizione “In vivo in vitro”: nelle colture “in vitro” i fattori variabili fisici e biologici sono sotto controllo fuori dal loro ambiente naturale come protetti da ogni elemento di casualità; le esperienze “in vitro” sono al contrario spesso un primo passo per la comprensione del fenomeno ”in vivo” per cui variabili non controllate vengono introdotte e viene osservata la progressione e l’evoluzione del modello.

Come si legge sul sito dell’associazione “[…] è con questo spirito di andare verso la vita senza veramente poter controllare tutto che il caso ci conduce verso una certa forma di libertà” [traduzione dell’autore]. Gli artisti che hanno aderito al progetto quest’anno presenteranno le loro installazioni anche per una  esposizione- vendita  e sono previste inoltre letture, concerti e performances degli artisti Florent Testa, Magali Revest e Alain Baudry, “chercheur de sons” e artista sonoro che presenterà la sua ultima composizione realizzata attraverso la restituzione dei suoni dei fondali marini.

Dal 2020  al 2023,  no–made sarà presente anche all’Arboretum Marcel Kroenlein di Roure con la mostra che avrà come tema l’ “Eloge de la pente”.

Per ulteriori informazioni  visitare i siti:

 www.no-made.net

www.arboretum-roure.org

www.denisgibelin.com


[1] Cfr. Michèle Ramin, Denis Gibelin, no-made et l’Arboretum, Multiprint edizioni, Monaco, 2017.

[2] Michèle Ramin, Denis Gibelin,”no- made et l’arboretum” in  no-made et l’Arboretum, Multiprint edizioni, Monaco, 2017.

[3] Martina Savina, Intervista inedita a Denis Gibelin, Cap D’Ail, 31/08/2

[4] Cfr. Michèle Ramin, Denis Gibelin, no-made et l’Arboretum, Multiprint edizioni, Monaco, 2017

[5] Nell’intervista, presente su You Tube, i termini che ricorrono più spesso sono «nourrissant», «communauté», «liberté» (cfr. Les artistes no-made reprennent possession de la Villa Roc Fleuri, Monacoinfo puntata del 12/09/2016).

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