Villa Biener a Cipressa. Una “oasi” di arte contemporanea in Liguria

di Alessio Santiago Policarpo


Sulle colline di Cipressa, affacciate sulla costa del Ponente Ligure – tra Arma di Taggia e Imperia – si trova Villa Biener: un luogo che ha ispirato e che custodisce opere di notevole bellezza e significato realizzate da vari artisti viventi. La sua genesi si deve a Carlo Maglitto e Judith Török, i quali hanno avviato i lavori di risistemazione della villa e del giardino a partire dal 2006; entrambi artisti, hanno tuttavia specifiche e analoghe formazioni: Carlo è psicoanalista e Judith, ungherese, è laureata in medicina.

Il grande progetto a cui hanno dato vita poggia sull’idea che l’arte è l’asse portante della dimensione spirituale dell’uomo, custode della memoria e mezzo di catarsi e scavo interiore, nonché un tramite per renderci consapevoli della natura e della sua potenza rigeneratrice.

Il giardino di ulivi e di alberi da frutto che circonda la villa è popolato da una cinquantina di opere di artisti viventi, come Volker Nikel, Stefano Bombardieri, Kim Boulukos ecc. Molte di esse sono creazioni site specific, dunque nate in quel preciso contesto.

Il cuore di Villa Biener è sicuramente La Grande Madre (2008-2009), una figura accogliente che rappresenta molteplici significati. Il personaggio, rivestito di mosaici, è steso a terra e ingloba armoniosamente degli alberelli preesistenti; la sua esecuzione è frutto di un vero e proprio lavoro di gruppo, portato avanti seguendo i bozzetti di Claudia Lauro. Il soggetto è tratto da una favola africana che concepisce la grande madre con tre teste: la prima, dalle fattezze umane, incarna la conoscenza, e il suo interno vuoto, ricoperto di specchi, fa da rifugio. La seconda testa è quella di un serpente (qui ve ne sono due, simboleggianti la forza dell’eros e l’astuzia), mentre la terza ha la forma di gorilla, simbolo di forza ed esperienza.

L’opera presenta un coacervo di simbologie, di archetipi, di forme diverse, alcune delle quali sembrano desunte dalla pittura maya o da altre culture visive. È una conferma del pensiero che si è voluto trasfondere in questo lavoro: l’arte è unione di diversi orizzonti che hanno però in comune il desiderio di sondare il mistero umano e i suoi primordiali elementi spirituali e fisici.

Questo luogo, come è stato già osservato, ricorda Parc Güell di Gaudì a Barcellona, ma un aspetto peculiare contraddistingue Villa Biener: ogni cosa è pensato e progettato grazie al lavoro di più artisti, di più mani, di più sensibilità. Tutto ciò assume una dimensione corale che arricchisce questo luogo e che sostanzia un ulteriore messaggio: l’arte è un’esperienza umana che coinvolge ognuno di noi, l’arte non può essere elitaria, non può essere mercificazione e marchio di un solo nome. L’arte deve abbattere le frontiere per unire le diversità culturali e spirituali dell’uomo. L’arte, quindi, è sinergia.

Un altro punto di rilievo è il sentiero delle mura, rivestito anch’esso di bellissimi mosaici: vi è rappresentato un horror vacui di animali fantastici (un cavallo verde) e mitologici, spesso correlati al concetto del nutrimento, riecheggiando così i significati della Grande Madre.

Questo sentiero porta poi a un grande muro che dà verso il mare, dedicato ad Alighiero Boetti (1940-1994): le piastrelle impiegate da Judith sono di 30×30 e quindi le lettere e l’aspetto variopinto ricordano inevitabilmente i famosi arazzi di Boetti.

Così Judith spiega la sua opera: «“Le parole sono pietre. Ecco i nostri sassolini: le prime parole pronunciate da…” e qui segue un piccolo elenco di nomi e di parole incomprensibili, perché storpiate da noi (io, mio figlio e mia nipote) quando avevamo meno di 2 anni e quando si fa fatica ad articolare correttamente le parole che si vogliono pronunciare. La scrittura – come spesso nel mio lavoro – ha una funzione estetica, il significato spesso è secondario, ciò che mi interessa è l’immagine che si crea con le lettere e le parole: colorate, bianche, grigie o nere, evidenti o sfumate, a seconda dell’effetto globale che vorrei ottenere. E’ facile capire anche che ho voluto evitare di scrivere una citazione (di altri o mia) perché mi sembrava inopportunamente presuntuoso – l’idea delle parole storpiate è stata di mio figlio (Enzo Zeno ossia Lorenzo Appetecchia) e io ne fui subito entusiasta.»

In questo luogo lo spettatore può esplorare, osservare, fermarsi e meditare: la natura, il mare, gli uliveti e l’arte concorrono a stimolare nel contemplante una riflessione sul senso panico, universale del linguaggio umano e del suo inserirsi nel corso della storia e nella bellezza del mondo attraverso l’operare artistico.

Villa Biener si è costituita come associazione culturale che organizza manifestazioni, convegni, esposizioni ed eventi legati all’arte contemporanea, al teatro, alla musica, e a temi relativi la psicologia e la psicanalisi connessa all’arte. Uno degli aspetti più apprezzabili del progetto di Carlo e Judith è l’apertura mentale verso ogni tipo di ricerca, da quelle eredi delle neoavanguardie a quelle di stampo figurativo, a sculture materiche o oggetti che possono essere definiti di design, un’apertura rivolta con particolare attenzione ai giovani artisti, nel segno dell’amicizia, della collaborazione tra visioni e culture diverse.

2 pensieri su “Villa Biener a Cipressa. Una “oasi” di arte contemporanea in Liguria

  1. Ciao Alessio, Mi piece il tuo ultimo blog. La mia arte da molti anni era mosaico e c’erano tanti memorie quando lo leggo. Non ho sentito prima della villa Biener, e adesso con la situazione non è possibile da visitare. E´ una tristezza che tutti gli eventi e musei stanno chiuso.

    Se ti vuole tradurre il tuo prossimo blog in inglese, forse può aiutarti. E´ qualcosa di cui possiamo parlare.

    Com’è Torino? E la università?

    Patrizia

    On Tue, Nov 10, 2020 at 9:01 AM | ARTEOGGI | Blog di critica e divulgazione

    Piace a 1 persona

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