Patrizia A. Salles, artista contemporanea in dialogo con la storia

di Alessio Santiago Policarpo

Sin da giovanissima Patrizia A. Salles ha seguito e coltivato con ardore la propria inclinazione artistica, raggiungendo esiti straordinari: all’età di diciassette anni, non a caso, le è stato conferito il rinomato premio “Scholastics Art Gold Key Award”, ottenendo una menzione d’onore al concorso di New York. Ha compiuto studi universitari in campo artistico negli Stati Uniti, all’Art Institute di Atlanta.

Patrizia A. Salles, Extra Vergine, 2019 (particolare)

Possiamo considerare il suo background familiare e culturale di respiro internazionale, in quanto Patrizia è nata in Francia, si è formata e ha lavorato negli USA e attualmente vive in Italia. Gli innumerevoli viaggi compiuti l’hanno arricchita e le hanno aperto gli occhi sulla diversità – a volte abissale – esistente tra i popoli della terra, ma contestualmente ha riconosciuto in questa variegata umanità un’essenza comune, un’unità, segnatamente sotto il profilo spirituale: ogni nazione, ogni civiltà e ogni epoca ha legato il proprio destino alla fede in qualcosa di ulteriore, che trascende la realtà materiale, una dimensione, connessa al sacro, che ha influenzato e colmato di senso le differenti espressioni artistiche sorte in ogni angolo del mondo.

In occasione della mostra “Madre Terra”, tenutasi nell’estate del 2019 presso Il Museo Archeologico Girolamo Rossi di Ventimiglia, l’artista ha esposto all’interno delle sale, accanto e in dialogo con le sculture romane ivi conservate, tele raffiguranti soggetti tratti dall’antico, come alcune divinità del pantheon greco-romano, ma rivisitati e realizzati con tecniche miste e ricorrendo a colori audaci. Un dipinto spiccava particolarmente su tutti: Hera III, in cui veniva citata la testa di Giunone, scultura del I secolo d. C. simbolo del museo ventimigliese. La frontalità della dea dipinta da Patrizia, e l’inquadratura ravvicinata, rendevano quell’opera quasi ipnotica: gli occhi vuoti della scultura ci osservano da un remoto passato, ci interrogano sul senso del presente e sulla sorte dell’eredità del mondo antico, naufragato, sì, ma ancora così intensamente sognato e ammirato dall’uomo del nostro tempo.

Patrizia A. Salles, Hera III, 2019

Molti grandi maestri della contemporaneità hanno omaggiato e citato le opere del mondo antico, si pensi a Pistoletto, a Paolini, a Parmigiani, a Mitoraj, talora attraverso rivisitazioni un poco forzose o spiazzanti. Patrizia A. Salles, invece, ha sempre cercato uno stile che non travisasse l’iconografia di quella civiltà artistica.

La sua ricerca artistica, dunque, ha come imprescindibile riferimento il patrimonio visivo ereditato dal passato. Tuttavia l’impostazione di questa artista non va intesa come sterile recupero o freddo citazionismo, dal momento che i suoi ideali e i suoi intendimenti si collegano a un tipo di pensiero che non vede radicali fratture nella storia e non considera necessarie le restaurazioni artistiche. Il flusso della storia, la continuità con la tradizione, il rigenerarsi delle immagini, degli archetipi, dei modelli seguono traiettorie ineffabili: questi codici sopravvivono e riemergono sempre, malgrado i tentativi da parte di molti artisti di ripudiare tutto ciò che stato prodotto prima di loro. Passato e presente si fondono, si intrecciano in modo ineludibile. Il nostro tempo si riscopre debitore di ciò che è stato creato dai nostri antenati, e vi riconosce valori e immagini che possono avere ancora un significato.

Patrizia A. Salles, Venere dei Balzi Rossi, 2020

Un quadro omaggia la Venere dei Balzi Rossi, una statuina risalente al Paleolitico Superiore (18.000 a. C. circa) – conservata nel Musée des Antiquités Nationales di Saint Germain-en-Laye -, antico simbolo di fertilità: Patrizia, riproponendo questo tipo di immagine, mira a recuperare un concetto comune a moltissime civiltà, ossia la donna come metafora della madre-terra, come fonte di vita e di nutrimento. Possiamo leggere l’opera non semplicemente come allusione alla rigenerazione fisica volta alla prosecuzione della specie – il che sarebbe davvero banale – bensì si tratta di un messaggio che considera il lato prolifico della donna ma dal punto di vista metafisico, come musa e al contempo quale creatrice di cultura, di arte, di riflessione. La donna, per troppo tempo poco considerata e ancora oscurata in alcuni paesi, è protagonista della ricerca visiva della nostra artista: Patrizia aspira a infondere coraggio a tutte le donne che nel mondo devono ancora lottare per avere riconosciuti i propri diritti, e l’arte è un mezzo privilegiato per questo nobile obiettivo.

Patrizia A. Salles, Genius Loki, 2018

La sete di sperimentazione ha condotto l’artista a lavorare non solo nell’ambito della pittura e della scultura, ma anche nella realizzazione di vasi e di mosaici: quest’ultima tecnica Patrizia l’ha perfezionata a Venezia. Un esempio intrigante è sicuramente il Vaso Lillith: è nero, in quanto allude a Lillith appunto, creatura notturna del mito accadico dell’antico Iraq, assorbito altresì dalla tradizione ebraica. Anche in questo lavoro Patrizia parla della donna, infatti Lillith incarna il principio femminile, in particolare il lato negativo, connesso al peccato, tuttavia l’artista ha probabilmente scelto questo soggetto per visualizzare una interpretazione ottocentesca: Lillith come lato oscuro della donna, che si traduce in realtà in ribellione, in opposizione alle costrizioni imposte dal mondo maschile. Sul piano tecnico è da segnalare che il vaso è stato cotto seguendo una procedura tipica dei Caraibi, per cui l’oggetto è stato messo in una fossa aperta con dei gusci di cocco. Si tratta di un esempio di contaminazione: nella ricerca di Patrizia si fondono elementi culturali variegati, si intrecciano sia tradizioni che differenti metodiche tecniche.

Patrizia A. Salles, Vaso Lillith, 2013

Presso lo Studio d’arte Bordighera, in Corso Italia n. 100, sta avendo luogo l’esposizione “Io sono” (25/08/2021- 8/09/2021). Attraverso la rappresentazione di personaggi dell’antichità, Patrizia intende porre in essere un collegamento con gli uomini e le donne di oggi. Gli sguardi affascinanti, che cercano i nostri occhi, riflettono forti personalità: la storia è fatta di personaggi che hanno desiderato lasciare una testimonianza di sé attraverso non solo le proprie gesta, ma soprattutto grazie alla propria effige, al proprio ritratto, o commissionando, col pretesto di ingraziarsi gli dèi, superbe opere visive. L’arte tramanda la memoria di miti, di storie e di personalità che danno corpo a un eterno sogno, che è anche il nostro: quello di trovare nella bellezza una risposta dirimente, un conforto per sedare i tormenti della condizione umana, per dimenticare le ataviche paure e per elevare il nostro spirito.

Patrizia A. Salles, Afrodite in rosso, 2019

Pagina web dell’artista: https://www.patriziaart.com/

Patrizia A. Salles, Copricapo del guerriero, 2019

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