Incontri d’arte: Michèle Kleijnen

Ritratti d’artista di Martina Savina

Michèle Kleijnen

Michèle Kleijnen, artista di origine belga, ha cominciato a dipingere da autodidatta durante il periodo dell’adolescenza. Ha vissuto in Marocco, in Canada e nell’America Centrale prima di trasferirsi in Costa Azzurra, dove attualmente vive. “Artiste peintre” come ama auto-definirsi, Michèle Kleijnen ha realizzato nel tempo dipinti e installazioni con supporti non tradizionali come il bambù, la corteccia, il legno, la pietra, la tela di juta, o con materiali di recupero legati al mondo marinaresco (corde, vele, remi). ‘Objets trouvés’,dunque, ai quali l’artista sa infondere nuova “vita” attraverso una palette di colori volutamente (e significativamente) accesi.

L’arte di Kleijnen, continuamente “in bilico tra animismo e surrealismo”, come ha rilevato a ragione il critico d’arte Giulio Montenero1, secondo il quale attraverso le opere di Kleijnen è possibile riscoprire la magia del quotidiano ma anche confondere realtà e sogno2, evoca un mondo di fantastiche suggestioni interiori. La stessa artista ha inoltre precisato di “non dipingere l’universo del quotidiano ma un mondo variopinto, in cui si richiama alla memoria del suo passato”3: un passato legato a viaggi, a cambiamenti in cui sola certezza sono il disegno e la pittura, nei quali la giovane Michèle già proiettava i suoi sogni di adolescente, ricreando la realtà a sua misura.

Da vent’anni membro del collettivo no-made di Denis Gibelin4, ha sovente partecipato agli eventi di tale gruppo a Villa Le Roc Fleuri a Cap d’Ail e all’Arboreto di Roure, sviluppando in parallelo progetti personali in Francia e a Monaco. Recentemente Kleijnen è stata chiamata a preparare una mostra individuale, che si terrà terrà dal 9 luglio al 27 novembre 2022 al Castello di Gorbio (FR) dal titolo COULEURS- EXPOSITION-INSTALLATION. Mostra che accoglierà una selezione di opere realizzate da Kleijnen negli ultimi anni, alcune delle quali già esposte con il gruppo no-made, certo tra le più rappresentative del suo percorso, variegato e unitario al contempo, di artista: dai dipinti alle installazioni di piccole e medie dimensioni (una installazione di grandi dimensioni sarà situata sulla terrazza del castello). Un’occasione, questa, per scoprire il personale universo, magico e colorato, di un’artista originale e sensibile.

Buongiorno Michèle! Ho conosciuto il Suo lavoro grazie alle mostre organizzate dal collettivo no-made alla Villa Le Roc Fleuri a Cap D’Ail . Mi racconta come e quando è avvenuto il Suo primo incontro con il collettivo e con Denis Gibelin?

Dipingevo soprattutto quadri prima di incontrare il collettivo no-made e sentivo che la tela non mi bastava più: ho cominciato a dipingere i bordi della tela, poi dietro, a creare delle installazioni. Nello stesso periodo ho conosciuto il gruppo no-made che mi ha permesso di esporre e di realizzare installazioni all’aperto. Tutto ciò mi ha fatto sentire veramente bene.

Il primo incontro con Denis Gibelin è avvenuto in due tempi. Ho dapprima incontrato Michèle Ramin che è direttrice dell’Arboreto di Roure5: ero venuta al vernissage e avevo intuito che avrei potuto realizzare qualcosa per il tema Arte & Albero. Mi è venuta un’idea, sono andata a cercare del legno sulla costa ligure e l’ho dipinto senza sapere se sarei stata invitata ed esporre con il gruppo. Poi, ho inviato a Michèle Ramin la foto di ciò che avevo realizzato e lei mi ha detto di chiamare immediatamente Denis Gibelin. Ero intimorita ma ho osato chiamarlo. Mi ha risposto che per far parte del Collettivo non c’era una ricetta prestabilita. In effetti mi sono integrata in modo graduale e ho avuto la fortuna di poter trovare il mio spazio.

Ogni anno Denis Gibelin propone un invito a presentare progetti per la mostra dell’anno. I temi proposti sono coerenti con la Sua visione artistica?

Aspetto sempre con gioia di ricevere il tema dell’anno. E’ un invito ad attingere al mio immaginario e a lavorare: adoro scervellarmi e trovare la scintilla che mi dà l’idea da sviluppare. E’ molto personale, a volte mi sveglio la notte con un’idea… Per rispondere alla proposta è necessario accompagnare l’opera con un testo scritto: amo fare ciò e sono soddisfatta di partecipare ai progetti del collettivo, ormai sono vent’anni.

Il gruppo no-made ha uno spazio di esposizione permanente all’Arboreto di Roure. Potrebbe parlarmi della Sua esperienza personale a Roure?

L’Arboreto di Roure è il solo arboreto d’altitudine che invita gli artisti ad esprimersi. Anche se ogni anno il tema è diverso, tuttavia l’argomento di fondo è Arte & Albero. Una delle opere che ho amato realizzare era costituita di legno ma anche di bambù, materiale che è diventato un po’ la mia caratteristica distintiva. Lavoro con materiali naturali (legno, pietra, corteccia, ardesia) che ritrovano il loro posto nella natura. All’Arboreto la sfida è resistere un intero anno alla mercé del vento, del sole, della pioggia, della neve. E’necessario che l’impronta dell’artista sia riconoscibile immediatamente, non importa il tema.

Ha un aneddoto particolarmente interessante da raccontare riferito alla Sua lunga esperienza di collaborazione con no-made?

Ho avuto la fortuna di incontrare di nuovo l’artista Sacha Sosno, che avevo conosciuto quando ero giovane. Avevo vent’anni, vivevo su una barca e anche lui viveva con sua moglie Mascha su un battello che si chiamava Go West. Nel mondo della motonautica non ci si conosce con il cognome ma con il nome proprio e il nome della barca, quindi loro erano per me ‘Sacha e Mascha del Go West’ e ci frequentavamo per fare degli aperitivi, ci scambiavamo libri, carte nautiche. Anni più tardi, quando già vivevo in Costa Azzurra, in occasione di una visita al MAMAC (Museo di Arte Contemporanea) a Nizza, vidi una sala dedicata all’artista Sosno (il cui nome d’artista però non mi diceva nulla). In mostra vi erano delle foto che ritraevano l’artista sulla sua barca con la moglie. Fu in quel momento che lo riconobbi e pensai che fosse incredibile e forse avrei potuto rivederlo. Successivamente ci siamo incrociati in occasione di vernissages ma non avevo intenzione di farmi strada tra la folla per andare a presentarmi. L’anno in cui esposi la mia opera in bambù all’Arboreto, Sosno era l’artista famoso invitato, ambasciatore di no-made; mio marito Nicolas riuscì a portare Sacha Sosno a vedere il mio lavoro e fu allora che mi presentai e gli ricordai che ci eravamo conosciuti tanti anni addietro, nel periodo in cui viveva sullo yacht. Mi riconobbe e si buttò tra le mie braccia dicendo: “Quelli furono i tre anni più belli della mia vita!”. Ci fu un riconoscimento del passato e del tempo ritrovato.

Il critico d’arte italiano Giulio Montenero ha definito la Sua arte “in bilico tra l’animismo e il surrealismo” e ciò che caratterizza le opere è “una riscoperta del magico del quotidiano […] un incantesimo che ci riporta alla condizione di quando eravamo bambini e possedevamo il dono di trattare come amici gli oggetti di casa […] e nel contempo mescolavamo la percezione della realtà con i sogni fantastici”6. Si riconosce nella sua interpretazione?

Ho avuto la fortuna di incontrare Giulio Montenero e ciò che scrive sul mio lavoro mi sta particolarmente a cuore perché meglio di chiunque altro è riuscito a captare ciò che io stessa non riuscivo a descrivere. Mi ha commosso perché ne sento la verità e credo che sia collegata alla mia vita; ho cominciato a dipingere dall’adolescenza durante i numerosi viaggi con la mia famiglia e mi è sempre rimasta quella spontaneità tipica dell’infanzia che è incapace di dividere. Non c’è separazione tra ciò che provo e ciò che esprimo attraverso l’arte. Essa mi nutre quotidianamente e il colore è quasi una cura, un’energia che l’arte offre alla mia vita. Mi ha fatto veramente piacere leggere ciò che Giulio Montenero ha scritto sul mio lavoro.

Quali emozioni prova oggi quando dipinge?

Ciò che sento quando dipingo e preparo una mostra è la sensazione di essere in un limbo, sono nel momento presente. E’ un grande privilegio accedere a questo momento che mi permette di approfondire i miei pensieri, che mi rilassa, mi calma. Quando inizio poi a colorare posso fare altro, ascoltare delle conferenze ma arrivo sempre a trovare quell’equilibrio, quell’istante di creazione che mi appartiene e che mi nutre moltissimo. E’ una grande fortuna.

Quali sono le Sue motivazioni d’artista e i Suoi progetti in questo momento?

Di recente ho ricevuto la proposta da parte di un responsabile della cultura di fare una mostra al Castello di Gorbio (FR). Sono molto felice che mi sia stato chiesto di presentare una esposizione personale, è un piccolo successo che mi fa sentire bene. Sto dunque preparando questo evento che è previsto per l’estate 2022 e durerà cinque mesi. Ci saranno opere già presentate con il gruppo no-made, e sto lavorando su una nuova installazione che sarà situata sulla terrazza del castello, piena di colori ma non voglio svelare niente di più, voglio che sia una sorpresa per il pubblico… Con questa installazione rendo colorata la vita, dipingo il mondo a modo mio!

Realizzazione video : Martina Savina

Crediti fotografici : Nicolas Prischi/Martina Savina

Registrazione e sound design : Alain Baudry

Siti internet :

intervista in lingua originale sul sito dell’artista

www.michelekleijnen.com

www.arboretum-roure.org

www.no-made.net

Note:

1Giulio Montenero (Trieste 1926) laureatosi in Filosofia all’Università di Trieste, Direttore del Museo Rivoltella dal 1961 al 1989, ha collaborato con l’architetto Carlo Scarpa al progetto della Nuova Galleria d’Arte Moderna di Trieste dal 1963 al 1967. Critico d’arte e di teatro al «Giornale di Vicenza», «Il Piccolo» e alla RAI per la regione Friuli Venezia -Giulia, ha scritto numerosi saggi sull’arte.
2Citazioni tratte da una lettera privata scritta all’ l’artista le 6 aprile 2021
3Propos de l’artiste sul sito http://www.michelekleijnen.com (traduzione mia)
4Vedi nel blog articolo dell’autrice Dall’arte alla natura con no-made, 6 settembre 2020
5Vedi nel blog articolo dell’autrice “Arte e alberi”, ovvero l’arboreto Marcel Kroenlein di Roure, 4 dicembre 2021
6Citazioni tratte da una lettera privata scritta all’artista il 6 aprile 2021

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