Madame Cezanne

Storia di Marianne Bourges

di Martina Savina

Figura 1: Marianne Bourges © Foto Marie Roudil

La vicenda di Marianne Bourges, la cui esistenza è legata all’atelier di Cézanne ad Aix-en-Provence, si deve raccontare per dovere di cronaca, in questo caso artistica: ciò che i francesi definiscono la petite histoire del mondo dell’arte.


<<E’ una donna che ha sempre detto la sua verità, magari in modo brusco, ma sempre arrivando dritto al punto>>1 dice Alain Brunet2, artista e amico di lunga data, il quale ha deciso di fare conoscere al pubblico la vita e la produzione artistica attraverso l’organizzazione di due mostre di cui è anche curatore.3
In occasione della recente esposizione a Salon De Provence, Brunet4 presenta prima di tutto la vicenda personale dell’anziana signora, cui lo lega una profonda amicizia: <<La conosco da più di quarantacinque anni, avevo venticinque anni […] la prima volta che ci incontrammo, fu per una visita alla Fondation Maeght […], la nostra prima avventura, e la nostra amicizia venne sancita in quel momento. […] E’ una persona talmente complessa, intensa…[…]>>.5

Figura 2: Alain Baudry e Alain Brunet (a destra)

Secondo le informazioni in suo possesso6, Marianne Bourges lasciò molto giovane la famiglia che era piuttosto agiata per trasferirsi a Parigi. Nella capitale, nel dopoguerra, fece gli studi universitari alla Sorbona dove conobbe molte personalità importanti come il filosofo Gaston Bachelard, che fu suo insegnante, ma anche Jean Paul Sartre e Samuel Beckett di cui fece il ritratto.

Figura 3: Marianne Bourges, Ritratto di Gaston Bachelard, matita su carta

Nonostante la cultura e i titoli di studio acquisiti, non continuò la carriera e decise di trasferirsi nella campagna a nord di Aix-en-Provence con il suo compagno dell’epoca, un uomo molto più anziano di lei. Dalla loro abitazione -chiamata Le Pincio- si intravedeva l’atelier di Cézanne sulla collina di fronte, che divenne il soggetto di alcuni disegni.

Figura 4: Marianne Bourges, Veduta dal Pincio, matita su carta,1950

Figura 5: Marianne Bourges, Veduta dal Pincio 1950, matita su carta,1950

L’Atelier des Lauves è lo studio nel quale il Maestro lavorò dal 1902 fino alla morte avvenuta nel 1906: dopo la morte, l’atelier rimase chiuso per quindici anni ed in seguito venne venduto dal figlio Paul allo scrittore Marcel Provence, un appassionato del pittore che lo riallestì esattamente come Cézanne lo aveva lasciato, conservando tutti gli oggetti che aveva utilizzato come modelli per comporre le sue opere.7 Un valore storico dunque che, dopo la morte di Provence, venne conservato grazie ai fondi americani raccolti dai biografi americani John Rewald e James Lord i quali poi decisero di donarlo all’università Aix-Marseille e che venne infine acquisito dal comune di Aix-en-Provence nel 1969.

Ma nonostante l’acquisizione, l’amministrazione lasciò la proprietà in stato di abbandono e Marianne Bourges, che la vedeva da lontano, decise di installarsi o meglio ancora la ‘occupò’ prendendosi cura dell’edificio e del giardino circostante. A quel punto il comune decise di regolarizzare la sua posizione nominandola custode. <<Ne ha fatto il luogo che oggi è il più turistico della città>> dichiara Alain Brunet <<ma c’è voluto molto tempo. Per trent’anni si è occupata dell’atelier ma solo a fine carriera è stata nominata conservatore museale […] In questo ambiente, con la presenza di Marianne Bourges, si aveva l’impressione che Cézanne fosse appena partito, cioè lo spazio era organizzato come quando l’artista ci viveva […] era un luogo di cui lei conservava l’anima. […] All’epoca non c’erano molti visitatori, le rare persone che venivano erano conoscitori, ma tutti avevano l’impressione che l’atelier fosse tenuto in vita dalla vedova di Cézanne>>8 .


Michel Fraisset, attuale direttore dell’atelier, lo descrive così: <<Ricordo tre crani disposti a piramide sul marmo grigio scuro di un comodino in legno biondo. Di fianco, un tappeto di fiori di geranio secchi, come delle macchie rosse, rese ancor più rosse dall’onnipresente color grigio delle pareti. Poi delle mele, tante mele, di tutti i colori, carnose o appassite, su mobili o su ripiani, che emanavano un dolce profumo[…]>>.9
Ancora Brunet racconta che un giorno il primo ministro giapponese Nakasone,10 in visita ufficiale all’atelier, uomo colto e sensibile, rimase impressionato dalla personalità della Bourges al punto che riconobbe in lei l’incarnazione dello spirito di Cézanne. Fu invitata in Giappone e, durante una visita in un museo, la Bourges si permise di criticare l’illuminazione di alcune opere del Maestro: il museo venne chiuso e, su richiesta di Marianne, i dipinti vennero esposti alla luce naturale. <<Questa donna che a Aix-en-Provence era considerata solo una custode con un salario minimo, in Giappone era la memoria vivente di Cézanne>>11, afferma Brunet.

Figura 6: Marianne Bourges, Veduta del camino dell’atelier, matita su carta

Figura 7: Marianne Bourges,Natura morta

Dopo trent’anni, nel 1995, la mansione di guardiana dell’atelier si concluse e la donna si trasferì in un piccolo appartamento, qualche anno prima di essere ospitata definitivamente in una residenza per anziani. Ma la vicenda riserva un’ultima sorpresa: nel suo appartamento venne ritrovata una prolifica produzione artistica portata avanti nel corso del tempo. <<Marianne era nella luce di Cézanne ma all’ombra di se stessa […]>>12,scrive Michel Fraisset.
Un’opera rimasta segreta per anni, costituita di migliaia di disegni, ritratti, sculture, un universo frutto dell’osservazione personale del mondo, indagato attraverso la sperimentazione di materiali e tecniche differenti. Produzione che non ha mai avuto come scopo di essere mostrata al pubblico e che Alain Brunet ha dunque classificato, catalogato, e in seguito deciso di rendere visibile nel 2020 in collaborazione con l’Atelier Cézanne e il museo MAC ARTEUM di Châteauneuf-le- rouge. Questa mostra, la prima personale dell’artista all’età di 92 anni, costituisce il riconoscimento di una vita di ricerca condotta in grande solitudine, di <<[…]un tempo infinito passato a scrutare il paesaggio, i volti, la materia, andando alla ricerca, in modo differente rispetto agli scienziati ma altrettanto rigoroso, delle strutture, delle leggi di composizione, non formalizzate ma percepite, il tutto arricchito di termini magici: paesaggio quantico, spazio stratificato, frattali, scritti in minuscolo in fondo al disegno, spesso illeggibili[…]>>.13 Lavoro che mostra un percorso che pare inconsciamente portare la modernità di Cézanne nella contemporaneità attraverso la stessa energia e ricerca di sintesi in cui <<[…]al di là del motivo o dell’occasione pittorica[…][sono]gli elementi ormai del tutto astratti di colore, forma e orientamento del segno a conferire al quadro una logica interna, indifferente alle apparenze naturali>>.14


Sull’onda del cambiamento culturale che negli ultimi anni ha riguardato la rivalutazione e la riscoperta delle donne nei diversi contesti artistici e culturali (la Biennale di Venezia 2022 della curatrice Cecilia Alemani, per fare un recentissimo esempio) la suddetta mostra e l’esposizione a Salon De Provence che si è appena conclusa,15 vanno decisamente in questa direzione.

Crediti fotografici:
© Marie Roudil
Martina Savina

Note:

1. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry [traduzione mia].


2. Alain Brunet è artista che vive e lavora a Aix-en-Provence.


3. “La recherche élémentaire- Peintures de Marianne Bourges et digressions numériques” dal 1 al 31 luglio 2022 all’Espace Robert De Lamanon, Salon de Provence e di “Marianne Bourges” Atelier de Cezanne Arteum Mac, Châteauneuf-le -rouge 29 febbraio-29 marzo 2020.


4. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry [traduzione mia]


5. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry [traduzione mia]


6. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry .


7. You Tube, Cézanne ‘L’Atelier des Lauves’ mostra Milano, Palazzo Reale , 2012. L’atelier era stato scelto e voluto da Cézanne, il quale aveva scelto gli interni: le due grandi finestre a sud, la vetrata a nord e le pareti grigie. In questo luogo trascorse i suoi ultimi anni e diede vita alle sue ultime creazioni fra le quali “Le grandi bagnanti”1898-1905.


8. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry.[traduzione mia]


9. Michel Fraisset ‘Je me souviens.’, catalogo Marianne Bourges ,Chateauneuf-le-rouge, pag.6, 2020 [traduzione mia]


10. Yasuhiro Nakasone è stato primo ministro del Giappone dal 27 novembre 1982 al 6 novembre 1987


11. Intervista ad Alain Brunet registrata il 14 luglio 2022 a Salon de Provence da Alain Baudry.[traduzione mia]

12. Michel Fraisset ‘Je me souviens.’, Marianne Bourges ,Chateauneuf-le-rouge, pag.6, 2020


13. Alain BRUNET ’Du temps, de l’espace, du vide, de la matière…’ catalogo Marianne Bourges, Chateauneuf-Le-Rouge, pag.7, 2020

14. Carlo BERTELLI, Giuliano BRIGANTI, Antonio Giuliano, Storia dell’arte italiana, vol. 4Electa Mondadori, 1994, Paul Cézanne, pag.227


15. La mostra “La recherche élémentaire. Peintures de Marianne Bourges et digressions numériques ”si è conclusa il 31 luglio 2022

Figura 8: Marianne Bourges, La disjonction produit de la conjonction, inchiostro di china su carta su schiuma in polistirene

Figura 9: Marianne Bourges, dettaglio di una sua opere, Inchiostro di china su carta forno
Figura 10: Marianne Bourges, acquerello su carta

Figura 11: Marianne Bourges © Foto Marie Roudil

Figura 12: Marianne Bourges, Où finit le sensible, où commence l’intelligible?, acquerello su cartone

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