In memoria di Carlo Del Bravo, storico dell’arte

di Alessio Santiago Policarpo

 

 

 

 

 

Un anno fa, sabato 12 agosto 2017, Carlo Del Bravo, all’età di 82 anni, ci ha lasciati. ARTEOGGI, per ricordarlo, gli dedica questa breve biografia; dobbiamo a lui, attraverso l’insegnamento di Lorenzo Gnocchi e di Giovanna De Lorenzi, docenti presso l’Università degli Studi di Firenze, l’impostazione di metodo e l’approccio alla storia dell’arte su cui si basano le analisi e le riflessioni proposte negli articoli del presente blog.

 

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Carlo Del Bravo

 

«Fattezze senza rilievo [che] hanno il rosa e fresco primaverile…»; «il saio, come folgorante massello d’argento, risuona, solo, fra i tremiti della testa sudata e delle mani disfatte in una diffusa luce color di rose»; «la donna in rosso sembra la piega più dolce di un crepuscolo»; un colore di «un vago toccar di rossore dentro pelli di giglio». Così il giovane Carlo Del Bravo descriveva con raffinata eloquenza le cromie, le forme e i personaggi di alcune opere del pittore seicentesco Jacopo Vignali, in uno scritto del 1961 su «Paragone» (pp. 28-42), rivista allora diretta da Roberto Longhi. Del Bravo, infatti, conduceva precisissime ricerche e disamine filologiche e stilistiche secondo il metodo del suo famoso maestro, con cui si era laureato nel 1959: un’angolazione che indagava i valori formali dell’opera d’arte, non considerando però i riferimenti letterari o teologici, che, secondo quella linea critica, sconfinavano in un campo estraneo alla storia dell’arte tout court.

 

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Roberto Longhi

 

Non a caso Del Bravo scriveva di Vignali: negli anni Sessanta, come molti altri studiosi, si dedicò alla riscoperta dei pittori del Seicento fiorentino, tra cui Carlo Dolci e Giovanni Martinelli; ma la sua specializzazione riguardava il Quattro e il Cinquecento, in particolare Liberale da Verona e Francesco Morone. La sua curiosità intellettuale lo condusse a interessarsi anche ad altre epoche: come il Purismo e la tradizione della pittura accademica, segnatamente i fratelli Mussini e Pietro Benvenuti – a questi il nostro storico dell’arte dedicò una mostra presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo nel 1969.

 

Nella seconda metà degli anni ’70 si verificò tuttavia una svolta negli studi di Del Bravo: superato il metodo formalista, egli decise di orientare le proprie ricerche – non abbandonando mai il rigore filologico – verso un ulteriore approfondimento che restituisse le opere d’arte alla cultura del loro tempo, interpretando la mimica, i gesti, i simboli, per riscoprire così i significati spirituali, teologici, e i riferimenti letterari e filosofici infusi dagli artisti alle loro creazioni. Infatti l’arte – questo è il presupposto di tale ottica – è sempre stata unione di forma e di contenuto: la bellezza è depositaria di un profondo messaggio riguardante l’interiorità sia dell’artista che del committente, ed è rivolta altresì ad elevare il semplice contemplante.

 

 

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Questa impostazione metodologica, l’iconologia generale, è applicata alle interpretazioni proposte negli articoli scritti per «Artista» – periodico annuale di critica d’arte di cui Del Bravo era condirettore dal 1989 – e poi rivisti e raccolti in diversi libri: Le risposte dell’arte del 1985, Bellezza e pensiero del 1997, e Intese sull’arte del 2008. Particolare attenzione è riservata al Rinascimento, periodo acutamente indagato di modo da far emergere il pensiero filosofico di matrice umanistica recondito nelle opere d’arte: si disvelava così un Leonardo interessato alla filosofia scettica, un Michelangelo che, abbandonate le posizioni cirenaiche (ossia votate al piacere fine a se stesso), abbraccia una visione platonica, o un Raffaello epicureo. Ma i saggi sopramenzionati raccoglievano altresì scritti che affrontavano l’età contemporanea.

 

Del Bravo fu tra i primi a rivalutare e ristudiare la scultura degli anni Venti e Trenta, scrivendo di Libero Andreotti e di Italo Griselli, e a prendere in esame personalità meno note come ad esempio Bruno Innocenti: tutti artisti su cui era calato, nel dopoguerra, il silenzio della critica.

 

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Libero Andreotti, Annunciazione (particolare), 1931

 

Il nostro storico dell’arte, essendo attento anche alle ricerche visive più recenti, promosse artisti di notevole qualità, come Giovanni Colacicchi, Renzo Dotti e Rodolfo Meli: pittori contemporanei le cui opere venivano presentate sempre all’inizio di ogni sua conferenza, che Del Bravo teneva in diverse sedi, tra cui l’Accademia di Belle Arti o il Lyceum Club. Egli fu conferenziere, malgrado il delicato stato di salute, fino a qualche mese prima della sua scomparsa: mai si stancò, infatti, di coltivare il suo amore per l’insegnamento, per lo scambio e per la trasmissione della conoscenza, soprattutto ai giovani.

 

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Giovanni Colacicchi, Ritratto di Carlo Del Bravo, 1982

 

Grazie alle campagne fotografiche condotte da Del Bravo tra gli anni ’70 e ’80, in collaborazione con il fotografo Marcello Bertoni, è sorta una vasta raccolta di diapositive di opere che vanno dal Quattrocento al secolo scorso, conservate presso la ex Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. In questa sede Del Bravo fu professore ordinario di storia dell’arte moderna dal 1982 al 2008: lì trasmise il suo patrimonio intellettuale a molti studiosi suoi allievi, tra cui i già menzionati Gnocchi e De Lorenzi, Mauro Pratesi, Susanna Ragionieri e altri ancora. Si è creata così una scuola di pensiero in cui centrali sono la riscoperta e l’esegesi dei significati dell’opera, in sintonia con l’idea che l’arte è ‘prodotto dello spirito’. Va menzionato ugualmente il suo impegno per altre istituzioni pubbliche di rilievo: a favore della Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti, per cui fu membro della Commissione per la valutazione e le nuove acquisizioni della Galleria d’Arte Moderna.

Tra gli ultimi importanti atti di Del Bravo ricordiamo la decisione, annunciata nel 2015, di donare la sua collezione – costituita da opere che vanno dal Cinquecento al primo Novecento – ai sindaci e ai Comuni di San Casciano (dove nacque nel 1935), di Barberino e di Tavarnelle, con lo scopo di renderla godibile al pubblico: un’altra conferma della sua statura non solo intellettuale, ma soprattutto umana e morale.

 

***

 

ARTEOGGI si impegna a proseguire e a sviluppare il metodo di questo grande maestro, evitando in ogni caso banalizzazioni o forzature, e senza mai temere di esprimere una visione controcorrente. Grazie a Del Bravo abbiamo compreso che la storia dell’arte rivela pienamente lo spirito umano, la sua grandezza e il suo eterno anelito di bellezza: una bellezza mai fine a se stessa, ma ricca di valori e di senso.

 

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Carlo Del Bravo

 

 

 

Dedico lo scritto, oltre che a questo grande maestro, ai miei professori Lorenzo Gnocchi e Giovanna De Lorenzi, che mi hanno arricchito e illuminato dal punto di vista culturale e intellettuale. 

 

2 pensieri su “In memoria di Carlo Del Bravo, storico dell’arte

  1. Bellissimo ritratto del Professore Del Bravo…una mia amica si laureò con lui e conobbi l’ambiente..sarebbe piaciuto anche a me studiare con quell’Uomo rigoroso e appassionato divulgatore senza niente concedere alla semplicizzazione…

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    1. Grazie. Mi sono laureato con i due suoi allievi a Firenze: è stato difficile, a volte estenuante, ma mi è servito molto, e mi ha gratificato immensamente. Del Bravo era una personalità unica, coraggiosa nell’esporre i suoi pensieri e le sue interpretazioni. Un caro saluto e buona giornata.

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